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    Cultura e Spettacoli
    2 Novembre 2011
    Al Traiano si ricordano Falcone e Borsellino <br />

    CIVITAVECCHIA – Dopo quasi vent’anni dal drammatico 1992, anno che ha visto la tragica scomparsa di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Giuseppe Ayala (che ai due magistrati uccisi dalla mafia fu legato oltre che professionalmente anche da una profonda amicizia) sceglie un nuovo strumento comunicativo, il teatro, per raccontare la sua verità e la storia di quegli anni. Il risultato è “Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino”, un incontro-spettacolo, prodotto da Gabriele Guidi e tratto dall’omonimo libro scritto dallo stesso Ayala ed edito da Mondadori che, dopo il debutto nazionale al “Festival La Versiliana 2010”, sbarca a Civitavecchia questasera alle 21 nell’ambito del turno U del cartellone del Traiano. Il giudice Ayala porta in scena, insieme alla bellissima Angela Tuccia (ex modella con trascorsi televisivi e al suo esordio teatrale), la straordinaria esperienza umana e professionale vissuta al fianco di Falcone e Borsellino, aprendo una finestra sulla Sicilia, su Cosa nostra e sulla politica italiana di allora come di oggi. Una storia costellata da grandi vittorie, qualche fallimento, tante speranze deluse ed altrettanti luoghi comuni tra cui quello che “le stragi fermarono il pool antimafia”.
    All’ombra di un grande albero di magnolia, divenuto simbolo della lotta alla mafia già all’indomani della strage di Capaci, Ayala racconta al pubblico tutta un’altra verità: “Il nostro lavoro non si arrestò per la reazione di Cosa nostra; noi fummo fermati da pezzi delle istituzioni, dello Stato”.
    Coadiuvato da musiche originali e dalla proiezione di filmati storici (grazie al contributo di “Rai Trade”) “Chi ha paura muore ogni giorno” è diviso in tre sezioni. La prima è dedicata a Falcone e Borsellino e al loro legame con Ayala. Per anni condivisero momenti difficili, drammatici ma entusiasmanti allo stesso tempo. Un legame cementato dal trascorrere del tempo lavorando fianco a fianco, ma anche dai viaggi, le vacanze, le serate passate assieme, fino alla loro tragica scomparsa. Nella seconda parte vengono ricostruiti gli anni dello storico ‘‘maxiprocesso’’ a Cosa Nostra del quale Ayala fu pubblico ministero. L’ultima sezione dello spettacolo vede il pubblico protagonista e il magistrato scendere in platea per rispondere alle domande, osservare gli spettatori e il loro stato d’animo. Seduto in mezzo al pubblico, come uno di loro.