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    Speciale medicina
    2 Novembre 2011
    Aneurisma dell'aorta addominale, fondamentale la prevenzione

    Ildi SILVIA TAMAGNINI

    “Un minuto che vale una vita”: è questo il nome del progetto per la prevenzione dell’aneurisma aortico addominale, promosso dalla SICVE (Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare) e dall’Associazione Parlamentare per la Tutela e la Promozione del Diritto alla Prevenzione, con il Patrocinio del Senato della Repubblica e del Ministero della Salute.
    Dr. Marcucci, cosa è l’aneurisma dell’aorta addominale (AAA)?
    L’aneurisma aortico è una dilatazione permanente, l’arteria più grande di tutto il corpo:trasporta il sangue dal cuore fino alla zona addominale, da dove si immette in altre arterie più piccole. Quando l’arteria si dilata sempre più fino a rompersi, causa un’emorragia interna molto grave. L’aneurisma dell’aorta addominale costituisce quasi il 90% di tutti gli aneurismi. In Italia le persone colpite da aneurisma aortico addominale ogni anno sono all’incirca 84.000. L’incidenza è stimata tra il 4% e l’8% negli uomini e tra lo 0,5% e l’1% nelle donne con più di 60 anni.
    Quali sono le conseguenze della rottura dell’aorta addominale?
    Purtroppo l’aneurisma aortico addominale è ancora oggi una malattia con un’alta mortalità (6000 decessi l’anno). Infatti, spesso si arriva alla diagnosi troppo tardi, quando si verifica la rottura dell’arteria. In questi casi, il 90% delle persone muore prima di giungere in ospedale, dove la mortalità degli interventi eseguiti in emergenza è del 50%. Lavorare oggi sul fronte della diagnosi precoce permette di ridurre la mortalità al 3%, programmando un percorso terapeutico appropriato. Questo è anche l’obiettivo di “Un minuto che vale una vita”.
    Cosa consiglia in merito a questa patologia?
    Innanzitutto, la rottura dell’aneurisma aortico addominale non dà sintomi. In questa patologia un ruolo fondamentale lo gioca, appunto, la prevenzione. Per prevenire, consiglio, alle persone oltre i 65 anni, di fare un eco color doppler per valutare il diametro dell’aorta addominale ed individuare l’eventuale presenza di un aneurisma. Ai pazienti che non presenteranno alcuna dilatazione dell’aorta consiglio controlli a lungo termine. Quelli che mostreranno un diametro superiore ai 3 cm consiglio controlli ravvicinati. I casi che manifestassero una dilatazione superiore ai 4,5/5 cm diventeranno, invece, di interesse chirurgico.
    Una volta diagnosticata la dilatazione della aorta addominale oltre i 4,5/5 cm, che tipo di intervento dovrà subire il paziente?
    Oltre alla via chirurgica classica, intervento con laparatomia detto “a cielo aperto” o “open” esiste la via endovascolare, particolarmente adatta per pazienti anziani o in cattive condizioni generali e cardiologiche. In questo mese abbiamo effettuato 2 interventi chirurgici endovascolari qui all’Ospedale San Paolo di Civitavecchia. L’intervento è eseguito generalmente in anestesia locale o spinale: il paziente è sveglio e con lui è possibile anche chiacchierare. Questa tecnica utilizza come accesso l’arteria femorale attraverso la quale si introduce un catetere fino alla sede dell’aneurisma, sotto controllo radiografico. Qui viene aperta la protesi endovascolare, dotata di uno scheletro metallico, che si aggancia all’aorta. \Il paziente si alimenta normalmente già dal giorno successivo l’intervento. La degenza è generalmente di 48 ore e la convalescenza molto più rapida rispetto all’intervento tradizionale, che risulta essere più invasivo. I controlli successivi all’intervento sono costituiti da indagini molto ravvicinate nel tempo, per verificare il corretto posizionamento della protesi. E questo rappresenta un intervento di elevata qualità chirurgica.
    Ultimamente avete effettuato interventi particolari sull’aorta?
    Un anno fa abbiamo effettuato quello che si chiama de-branching carotideo e successivo inserimento di endoprotesi toracica per un grosso aneurisma dell’aorta toracica (circa 8 cm.) che coinvolgeva la carotide e la succlavia sn, ovvero le branche principale che dall’aorta portano sangue al cervello e all’arto superiore sn. Il de-branching consiste nell’effettuare un by-pass carotide dx- carotide sn e quindi carotide sn -succlavia sn,in modo poi da posizionare l’endoprotesi toracica tranquillamente non occludendo vasi arteriosi fondamentali per il cervello e braccio sn. Un intervento chirurgico molto serio in ogni caso.
    Quanti sono i centri in Italia che effettuano questo tipo di operazioni?
    Sono molti pochi i centri vascolari in Italia che effettuano questo tipo di intervento, nel Lazio solamente 4: noi dell’ospedale San Paolo, il San Filippo, il San Camillo e l’ospedale di Latina.
    Parlando dell’ospedale San Paolo, quanti sono gli interventi che avete dovuto eseguire qui nel reparto di Chirurgia Vascolare?
    Solo quest’anno abbiamo superato i 320 interventi, più di 100 carotidi chirurgiche, e rispetto al 2009 abbiamo un tasso di ricovero ed operazioni superiore al 50%. Un dato talmente confortante che la dice lunga sull’efficienza del reparto di Chirurgia Vascolare da me diretto.