Cultura e Spettacoli
2 Novembre 2011
Antonio Tamburro in mostra a Palazzo Venezia

TAMBURROCIVITAVECCHIA – Aprirà i battenti questo pomeriggio alle 18 presso le sale centrali al piano terra di Palazzo Venezia, la mostra personale di Antonio Tamburro dal titolo “Il senso del tempo. Opere dal 1980 al 2009”. Un’esposizione ideata dalla Galleria Michelangelo di Fabio Cozzi, a cura di Paola Di Giammaria, con il patriconato dal Ministero dei Beni Culturali, dalla Soprintendenza e della Regione Molise. Il comitato scientifico sarà presieduto dal professor Maurizio Calvesi, accademico, storico dell’arte, critico d’arte e saggista italiano. Per l’occasione verrà presentato il catalogo, edito Michelangelo Libri, con testi critici di Claudio Strinati e Paola Di Giammaria. Un’esposizione antologica, che intende ripercorrere trenta anni della ricerca artistica del pittore molisano: dal tema del ciclismo (uno sport che ama e pratica) al tema delle Spiagge; dalle Facciate dei palazzi alle ambientazioni nei Caffè; fino ad arrivare ai Centri urbani, in cui la pennelata frenetica dell’artista si colora di Pop attraverso il suo sguardo capace di osservare la realtà e trasformarla in arte mediante la linea e il colore.Leitmotiv di queste diverse fasi, infatti, è la grande forza espressiva e comunicativa che riesce ad infondere l’artista in ogni sua opera. Il colore si presenta come protagonista indiscusso, a volte appena accennato in una sorta di monocromia dai tratti astratti, altre volte emerge vigorosamente dalle ampie campiture e pennellate che conferiscono all’immagine un’immediatezza percettiva straordinaria. Tutto il lavoro di Antonio Tamburro si basa sulla figura umana. Anche quando non appare visibilmente nella scena rappresentata, questa è evocata da un luogo, un oggetto od un semplice particolare. Sono espressioni fugaci e sensuali, per lo più volti e corpi femminili che ricordano per alcuni versi gli eleganti ritratti di Giovanni Boldini; ma sono anche immagini fortemente contemporanee e spettacolarizzate nei tratti e nelle pose che rimandano ai grandi cartellloni pubblicitari delle metropoli. Ed è proprio la città ad ispirare Tamburro nelle scene confuse di affollati centri urbani che si trasformano, d’un tratto, in poetiche spiagge.
Mat. Mar.