Cronaca
2 Novembre 2011
Avviata nella Diocesi di Porto – Santa Rufina la campagna “Zero Poverty”

LADISPOLI – Sabato 24 aprile il Centro Caritas “Santi Mario, Marta e figli” di Ladispoli (Roma) ha aperto le porte al territorio con l’iniziativa “Anche gli invisibili hanno un volto”, che ha permesso ai cittadini di accedere ai locali dove i volontari Caritas ogni giorno esercitano silenziosamente il loro servizio ai poveri: la mensa, l’ambulatorio medico, il servizio docce, il centro d’ascolto. In serata il direttore di Caritas Porto – Santa Rufina, don Emanuele Giannone, S.E. mons. Gino Reali e il prof. Bernardo Maggi, della Facoltà di Scienze Statistiche de La Sapienza, hanno aperto la Campagna “Zero Poverty” nella nostra Diocesi con la presentazione del Quaderno “ La povertà in mezzo a noi”, risultato della ricerca di Caritas Europa, e l’avvio della petizione al Parlamento Europeo. Erano presenti il sindaco di Cerveteri Gino Ciogli e il vicesindaco di Ladispoli Marco Pierini. Sebbene all’interno dei confini dell’Unione europea nessuno più muoia di fame, ciò non significa che la povertà ne sia scomparsa. È utile sapere che 23,5 milioni di europei vivono con meno di dieci euro al giorno, che un europeo su cinque non ha un’abitazione adeguata, che quasi un europeo su dieci appar-tiene a una famiglia priva di lavoro. In totale, sono 79 milioni (dato 2007) i cittadini Ue a rischio di po-vertà, I più esposti, in tutta Europa, sono bambini e anziani. Nella Ue i bambini a rischio di povertà sono ben 19 milioni (il 19% dei bambini europei). Gli anziani si trovano in condizioni identiche. Le donne sono più colpite rispetto agli uomini. Gli aiuti statali riducono il rischio di povertà, ma non con-sentono di raggiungere livelli di vita dignitosi. Avere un lavoro pare la condizione necessaria per non essere povero. Tuttavia – a causa delle trasformazioni del mercato occupazionale degli ultimi anni – non è più condizione sufficiente per sentirsi al sicuro. La povertà e l’esclusione sociale sono conseguenza di una disfunzione delle tre fonti di welfare sociale: mercato del lavoro, famiglia e stato socio-assistenziale. I tre pilastri sui cui poggia il benessere dei cit-tadini europei, in altre parole, si sono fortemente indeboliti. Per combattere la povertà è dunque «neces-sario profondere ogni sforzo per ripristinare la capacità del mercato del lavoro di creare impieghi di buona qualità, far tornare le famiglie a essere comunità, restituire allo stato socio-assistenziale la ca-pacità di produrre welfare». A preoccupare è in particolare l’ampia percentuale di bambini a rischio di povertà.

La strategia Caritas per contrastare la povertà può essere riassunta in quattro slogan:
Primo “La povertà è uno scandalo”.
Secondo: “La povertà non è solo mancanza di risorse finanziarie”.
Terzo: “Il modo migliore per combattere la povertà è prevenirla”: è necessario concentrare il sostegno sulle fasi iniziali della vita e sulle transizioni tra una fase e l’altra.
Quarto: “La povertà è un problema che riguarda tutti”.

Con il Progetto Rete dei Centri di Ascolto, Caritas Porto – Santa Rufina garantisce una diffusa attenzio-ne e sostegno a tutte le situazioni di povertà della diocesi. A disposizione dei Centri d’Ascolto il “Fondo di Solidarietà per le famiglie” istituito dal vescovo nel 2008, l’adesione al progetto di Microcredito re-gionale e il Fondo Nazionale “Prestito della Speranza”. Con il Laboratorio per la promozione e l’accompagnamento delle Caritas parrocchiali è garantita l’opera di sensibilizzazione per tutti i fedeli e i cittadini della diocesi. Con L’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse monitoriamo il fenomeno della povertà nei comuni della nostra diocesi e le risorse messe in campo. E poi alcuni progetti specifici come: i servizi per i Senza Fissa Dimora a Ladispoli; il progetto solidale di “Famiglie per mano” a Fiumicino; l’attenzione ai giovani con i progetti di Servizio civile in Italia e in Africa (Malawi) oltre che alle case famiglia con le borse lavoro e di studio a chi proviene da percorsi particolari; il progetto di sostegno alimentare che coinvolge 55 enti, tra parrocchie e istituti della diocesi; il monitoraggio e la presenza nel CIE di Ponte Galeria e il CARA di Castelnuovo di Porto; ma il pensiero va soprattutto ai progetti che non riusciamo ad attivare per le scarse risorse a disposizione, come Rom e Tratta degli esseri umani, in particolare il fenomeno della prostituzione di strada. Purtroppo nello scorso anno da nessuna ammini-strazione comunale abbiamo ricevuto contributi.

Il Vangelo ci chiede di combattere la povertà e nello stesso tempo di amarla per non sottostare all’attrazione del potere e delle cose. Quando si agisce nel mondo da cristiani, si è chiamati a lottare contro la povertà-miseria, ovunque e comunque essa colpisca i fratelli. Promuovere l’inclusione sociale di tutti diviene pertanto una doverosa testimonianza concreta, sul piano civile della giustizia e della soli-darietà, della dignità e fraternità cui ogni creatura ha naturalmente diritto. Per la Chiesa, prepararsi a vi-vere l’Anno europeo 2010 contro la povertà e l’esclusione sociale significa cogliere un’opportunità stra-ordinaria di annuncio e testimonianza. C’è la possibilità di cooperare con le istituzioni europee, nazionali e locali, e con tutti gli uomini di buona volontà del continente. È dunque data un’occasione concreta per provare a costruire, nella “casa comune” europea, quel nuovo “vero umanesimo integrale”, fatto di lotta alla miseria, promozione della dignità naturale di ciascun essere umano attraverso la cittadinanza e l’inclusione sociale, impegno di tutti per il bene comune. E’ un occasione per condividere con tutti la prospettiva, indicata nella Caritas in veritate, di accogliere il principio della gratuità nell’agire economico; nelle condizioni storiche attuali, la posizione di chi vede il welfare come fattore di sviluppo economico è assai più credibile e giustificabile della posizione contraria. Sono i poveri che ci interpellano, come persone e come vicari di Cristo, loro che sono il vero grande tesoro della Chiesa. Rispondere è nostra precisa responsabilità, che condividiamo con tutti i cittadini e le organizzazioni sociali, cristiane e non.