Nel 1975 iniziarono i lavori di palificazione propedeutici alle fondazioni della nuova centrale di Torre Valdaliga Nord. Per i successivi 5/6 anni, con l’inizio e l’avanzamento dei lavori, le grandi imprese che ottenevano le commesse di lavori assumevano manodopera locale al punto che nel 1982 erano presenti nel cantiere migliaia di lavoratori di Civitavecchia, Tolfa, Allumiere, Santa Marinella e qualcuno anche di Tarquinia. Io ero uno di loro e come me anche parecchi miei compagni di scuola e amici. Era l’unica opportunità di lavoro duraturo che si presentava ai ragazzi di Civitavecchia. Poi iniziarono i lavori per la costruzione della centrale nucleare di Montalto di Castro per cui tutte le maestranze poterono trovare collocazione nel nuovo mega cantiere. Dopo Chernobyl, ci ritrovammo di fronte ad un periodo difficile, dominato dalla cassa integrazione. La maggior parte di noi, che nel frattempo non avevamo vinto concorsi, fu costretta a seguire l’impresa per la quale lavorava con destinazioni lontane da Civitavecchia. Si manifestava allora uno strano effetto: i trasfertisti in età pensionabile restavano in città attratti anche dal clima che allora non era così bizzarro e noi giovani eravamo costretti a lasciare la nostra città. A distanza di ben 34 anni non solo si riprospetta la medesima situazione, ma non c’è una seconda Montalto e imperversa una crisi di dimensioni globali. La domanda è: perché le istituzioni locali rimangono inermi e silenziose di fronte a un fatto così grave? E ancora: perché vengono proclamati ben 7.000 nuovi posti di lavoro con interventi infrastrutturali locali sapendo che poco o nulla di decine di progetti annunciati sarà realizzato e soprattutto che i tempi di realizzazione e di avvio di queste opere ammontano a decine di anni? Perché vengono proclamati interventi di riqualificazioni della città in relazione ad un possibile sviluppo legato ai croceristi e per contro invece assistiamo al continuo e quotidiano degrado della nostra città? Ben due Amministrazioni hanno rivendicato la paternità dell’opera, ma al momento tale copertura non ha comportato nessun miglioramento nella viabilità e quindi di fatto è come se la trincea ancora esistesse. Dobbiamo rimpiangere i tempi dei nonni che mostravano i treni ai nipoti? Oppure possiamo sperare che qualcuno stia studiando nuovi flussi del traffico cittadino in funzione della copertura della trincea?
>Lettera firmata. Un imprenditore civitavecchiese

