Lettere
2 Novembre 2011
Il dolore di una città

“La perdita di quattro giovani vite è un richiamo purtroppo brusco e violento per i ragazzi di Civitavecchia al valore della vita e alla facilità con la quale si può perdere. Per far si che la morte di questi piccoli non venga dimenticata, e soprattutto non venga vista solo come un evento legato ad una tragica fatalità, è bene che si inizi a parlarne. Con il rischio di coprire un baratro profondissimo, quello che segna il confine tra la famiglia, la scuola e le istituzioni, tutte scollate tra di loro, tutte timorose di aprire quel vaso di Pandora il cui contenuto è ben noto a tutti, primi tra tutti i messaggi di realtà distorte che provengono continuamente dai media che bombardano i più fragili e i più deboli, i nostri ragazzi. Perchè se dopo uno spot di un personaggio noto che invita alla guida sicura consigliando di non usare alcol e droga per chi si mette al volante, ne segue subito un altro che pubblicizza utilitarie che vanno da 0 a 100 km/h in 5 secondi che sono libere di correre serene su strade deserte e Suv che volano sotto i piedi sicuri del guidatore che li usa come degli skateboard, c’è qualcosa che non va. Viviamo in un Paese dove si continua a morire più che in un conflitto bellico che si combatte ogni giorno sulle nostre strade, con oltre ottomila giovani vittime che negli ultimi dieci anni sono uscite dalle loro case il sabato sera e non sono più tornate, lasciando i genitori nel dolore, sfidando, inconsapevolmente per molti come per i tre sedicenni e il ventunenne della nostra città, la vita nella roulette russa del passaggio da trovare all’uscita della discoteca che, unito all’attimo di distrazione e all’uso di alcol e droga, mette poi il carico sul rischio che ogni settimana centinaia di ragazzi corrono. Dunque forse qualcuno, qualcosa, ha delle colpe. Tutti sono chiamati a riflettere, a capire il perchè di quello che è accaduto la scorsa settimana. La nostra città è ancora scossa da questo tragico evento che però non deve essere dimenticato, coperto, come hanno fatto in molti festeggiando l’ultimo giorno dell’anno come se nulla fosse accaduto, perchè magari anche gli adulti si stordiscono e dimenticano prima e meglio il dolore in una festa in compagnia se si ride e si scherza, proprio come fa lo sballo della discoteca sui figli che così cercano di dimenticare la mancanza di ascolto e il vuoto che non è stato mai riempito nè dalle famiglie, nè dalla scuola, nè dalle istituzioni. Non aspettando che un’altra tragedia colpisca da vicino la nostra città, non coprendo frettolosamente il ricordo di questo tragico evento come frettolosamente già dopo solo un giorno sono stati coperti i manifesti del lutto cittadino, perchè niente potrà mai coprire la pena di una città intera e di quei genitori che da oggi sono chiamati a provare il dolore più grande che un padre e una madre possano mai patire, quello di sopravvivere al proprio figlio. Come il dolore che richiama tutta la città a riflettere sul percorso che porta alla morte quattro ragazzini, lasciando tutto, i sogni, le speranze, la Vita, una sola, preziosa, straordinaria. Che non torna più”.

        Roberta Galletta