Lettere
2 Novembre 2011
L’8 Marzo, una data da dimenticare?

L’interrogativo è d’obbligo tenendo conto che ancora oggi dobbiamo registrare, quotidianamente, attraverso gli organi di stampa notizie ove in moltissimi casi la donna viene considerata “ oggetto,” in una società ,dove ancora prevale la forza che che si identifica con l’uomo.
Le continue violenze fisiche e psicologiche tendono a mantenere la donna in condizioni di inferiorità o subalternità che partendo dalla famiglia si riflettono nei vari ambiti lavorativo, sociale ,culturale e politico. Raggiungere traguardi istituzionali risulta ancora oggi oggettivamente difficile e complicato. Poche risultano essere le cariche ricoperte al femminile (Ass.ri Comunali, Provinciali, Regionali, Sindaci etc.) . Anche nell’ambito manageriale delle aziende pubbliche e private le donne sono in netta inferiorità . Negli ultimi 50 anni la legislazione a tutela delle donne , ha fatto notevoli passi avanti, dovuti essenzialmente al grande impegno delle stesse, le quali hanno saputo imporsi attraverso atti individuali e movimenti organizzati.
Il mio contributo, in quanto delegata del Sindaco alle Pari Opportunità , in una ‘ coalizione del fare’, consiste nel tracciare un cammino verso la consapevolezza delle potenzialità che ogni essere umano possiede, sollecitando la più ampia partecipazione delle donne locali , rendendole ‘ protagoniste assolute’, attraverso proposte ed azioni concrete.
La dimostrazione di quanto un semplice gesto possa scatenare una presa di coscienza collettiva, è l’atto compiuto circa 54 anni fa da una donna di colore , Rosa Louise Parks. Tornando a casa in autobus e, considerando che l’unico posto a sedere libero era nella parte anteriore del mezzo, quella riservata ai bianchi, andò a sedersi lì. Poco dopo salirono sull’autobus alcuni passeggeri bianchi, al che il conducente le ordinò di alzarsi e andare nella parte riservata ai neri. Rosa però si rifiutò di lasciare il posto a sedere e spostarsi nella parte posteriore del pullman: stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe (per giunta costretta anche a stare in piedi), ella rimase al suo posto. Il conducente fermò così l’automezzo, e chiamò due poliziotti per risolvere la questione: Rosa Parks fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine.
Un semplice atto di coraggio determinò un cambiamento radicale di pensiero del popolo americano che si espresse attraverso una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America che decretò, all’unanimità, incostituzionale la segregazione sui pullman pubblici dell’Alabama.
Lo stesso King scrisse sull’episodio descrivendolo come “l’espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà” “Rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future”.
Se una sola donna attraverso la sua forte determinazione riuscì ad imprimere un cambiamento radicale nella società americana, mi chiedo, non sarà molto più semplice per noi donne unite, riuscire nella nostra comunità cittadina ad affermare un effettivo valore di parità tra i sessi?
A questo punto a cosa servirà celebrare l’8 Marzo?
Alessandra Pisani
Civitavecchia 06/03/09