Lettere
2 Novembre 2011
"Vandali in casa"

CIVITAVECCHIA – “Il duplice assurdo storico che nel 1955 a Civitavecchia in pieno boom edilizio ricostruttivo-distruttivo con una semplice azione di scambio fatto frettolosamente aveva benedetto la demolizione della Rocca Vecchia, sede del palazzo comunale, e della chiesa matrice di Santa Maria, sede della spiritualità cittadina, si ripropone oggi a distanza di oltre cinquant’anni con una nuova presenza dei vandali in casa nostra. Quell’operazione con la quale si erano tagliate le radici della secolare storia di Civitavecchia e indebolito nella popolazione il senso di appartenenza alla sua comunità che per secoli era stata forte e salda come la quercia simbolo della città, diede il via a tutta una serie di speculazioni edilizie che sarebbe lungo elencare ma che sono ben evidenti agli occhi dei civitavecchiesi:palazzi di cubature gigantesche edificati nel pieno centro della città e affacciati sul porto storico senza il più elementare senso del bello e dell’estetica architettonica che anche un bambino sarebbe capace di notare.
Le brutture di cui sopra sono state parzialmente fermate qualche anno fa dalla introduzione della Variante 30 al piano regolatore generale che ha cercato di arginare la follia dei nuovi vandali alcuni dei quali – a quanto sembra – siedono attualmente anche sugli alti scranni lignei dei posti di potere. La Variane 30 sembra infatti essere diventata alquanto scomoda e stretta a chi importa solo tutto ciò che possa velocizzare la cementificazione selvaggia di Civitavecchia, tra inutili, dannose e costose bretelle, porticcioli pensati per la speculazione dei posti barca e goffi, orrendi e imbarazzanti grattacieli costruiti sul ciglio delle strade principali. Tutto ciò, da quel che appare, all’interno di organismi i cui esponenti dovrebbero rivestire solo un ruolo istituzionale di pubblica garanzia ma che invece cavalcano proprio la loro posizione politica per agevolare interessi di altra natura.
A differenza dei vandali di oltre mille e seicento anni fa che percorsero l’Italia dopo la caduta dell’Impero Romano e che non distrussero ciò che era già antico e ben conservato, oggi gli attuali barbari non sono solo quelli che distruggono le vestigia del passato ma quelli che da queste distruzioni vogliono edificare una città concepita secondo gli interessi privati e non quelli pubblici, spremendo come un limone il territorio di Civitavecchia come se fosse una risorsa dalla quale ricavarne quanto più reddito possibile.
I vandali di casa nostra sono gli stessi che Antonio Cederna, il padre del movimento ambientalista e di tutela in Italia, tra i fondatori di Italia Nostra proprio negli anni del delirio costruttivo a Roma e nel paese, aveva individuato in quei palazzinari che si facevano chiamare “dottò” e che tenevano per il collo, allora come oggi, la politica italiana. Lo stesso Cederna vedeva negli anni cinquanta il patrimonio storico, architettonico e naturale d’Italia sofferente sotto la pressione degli interessi speculativi e che descriveva così: “…le meraviglie artistiche e naturali del Paese dell’arte e del giardini d’Europa gemono sotto le zanne di questi ossessi e indegni dilapidatori di un patrimonio insigne: stiamo dando spettacolo al mondo”.
Spettacolo che a distanza di oltre cinquant’anni non è molto dissimile, e anzi perfettamente calzante, e nei novelli vandali e nello spreco e nell’offesa al patrimonio storico, artistico e monumentale da quello che la nostra città, Civitavecchia, sta dando ormai da anni all’intero comprensorio. Bastano due occhi e la necessaria onestà intellettuale e dignità umana per vedere il degrado nel quale Civitavecchia è piombata. Degrado per il quale tra non molto, se non sarà fermato in tempo, tutti noi saremo chiamati a pagare una caro prezzo”.

 

Roberta Galletta