Siamo ormai abituati, troppo abituati a fare silenzio e a fare applausi fuori luogo, spettacolarizziamo tutto, tutto ha bisogno di enfasi e di meraviglia, di evento eccezionale e di momenti indimenticabili, perfino la morte!
Abbiamo bisogno di esorcizzare i nostri fantasmi con la presenza fisica della nostra voglia di esserci, di stupire con effetti speciali dimenticando che spesso il silenzio è il vero modo di commemorare e di ricordare.
Quello che è successo in questi giorni nella nostra (amorfa) città mette in risalto alcune serie questioni da porre sul tavolo degli amministratori e delle famiglie:
1 in che ambiente sociale vivono e crescono i nostri figli? Possibile mai che in una città di circa 52.000 abitanti non si riesca a trovare un posto dove poter passare la domenica o il sabato sera e dover ogni volta migrare verso luoghi lontano almeno 20 km?
2 il silenzio di questo Capodanno proclamato dall’amministrazione ha senso solo se produrrà nell’immediato un tavolo di discussione su come affrontare il disagio giovanile, e il Delegato alle politiche giovanili si assuma il dovere di comunicare alla città almeno una bozza di progetto su come arginare la precaria vita sociale dei giovani locali;
3 una riflessione la meritano anche le Forze dell’Ordine, è vero che gli autovelox dovrebbero servire da deterrente, ma il giorno di Natale mi sono trovato a fare due volte l’Aurelia direzione Roma e ritorno, a Capodanno idem, oggi 3 gennaio ho percorso la strada Civitavecchia Sutri e ritorno e incredibile ma vero, nemmeno una pattuglia a vigilare per le strade non sempre libere e tranquille, poi si cerca di dare la colpa all’Anas? Mah…..
4 le famiglie, nota dolens, nessuno vuole avere la presunzione di entrare nelle dinamiche familiari, ma il primo vero controllo e deterrente per abbassare la soglia di rischio di certe tragedie deve necessariamente partire dalla cellula familiare, come si può poi pretendere di cercare responsabilità esterne se non si sa nemmeno dove i nostri figli vanno a passare le nottate e soprattutto con chi?
5 Sono stufo di vedere per le nostre strade maglie di squadre di calcio con mazzi di fiori come se fossero pietre miliari, sono stufo di vedere occhi asciutti di lacrime di famiglie che non riescono a darsi ragione, sono stufo di vedere tutte le notti macchine sgommanti su strade provinciali, sono stufo di vedere amministratori incapaci di dare, non un futuro, ma nemmeno un presente a giovani cittadini che per trovare un momento di svago devono mettersi su strada e fare decine di silometri. Io stesso per andare a vedere un film con mio figlio di 12 anni ho dovuto fare 22 kilometri e andare a Tarquinia!
Il mio non è un sogno, non è un desiderio, è una pretesa verso chi ha la Responsabilità Civile e Morale di troppi silenzi e omissioni, di troppe mancanze e assenze, di troppi interessi deviati e pochi interessi comuni.
Genitore depresso da una città che non è una Città!
>Enrico Paravani

