di ROBERTA GALLETTA
Li aveva già ben disegnati Salvatore Bastianelli nei suoi taccuini, meglio noti come “Appunti di campagna”, tra il 1917 e il 1949, quando Odoardo Toti, storico locale, li riprese nel 1992 nel primo volume della “Storia di Civitavecchia, monumentale riscrittura della storia locale, fino ad arrivare al più preciso e dettagliato posizionamento che Francesco Correnti ha disegnato e pubblicato nella sua ultima rielaborazione della sua opera “ Chome lo papa uole” del 2006, dove sono evidenziati proprio i due elementi dell’antica porta della cinta romana e già rilevata nel 1515 da Antonio da Sangallo durante lo studio per la sua nuova opera muraria della città rinascimentale. I perimetri delle due fortificazioni che hanno protetto per secoli Civitavecchia dalle incursioni nemiche sono dunque, secondo la documentazione in essere, ancora lì, sotto l’area dell’incrocio tra le attuali Via Risorgimento e via Traiana, dove li avevano progettati e costruiti gli architetti imperiali e uno dei più famosi artisti del Rinascimento italiano. Parti delle cinte murarie della Centumcellae romana e della Civitavecchia cinquecentesca corredata dal rivellino dell’opera a corno, successivamente aggiunto e facente parte della piazza forte di Civitavecchia, si trovano dunque quasi sovrapposte proprio sotto l’area di piazza XXIV maggio una volta occupata dalla ex palazzina Enel e oggi da un enorme edificio privato , rimasto incompleto a causa di una querelle politico-urbanistica. Mentre si discute sulla conclusione dell’edificazione più o meno opportuna di questo altro palazzone dalla cubatura imbarazzante, è il caso di ricordare che dei resti che si trovano sotto l’edificio in questione, oltre alle pubblicazioni ricordate sopra, esistono, da quasi cinque secoli, gli schizzi, eseguiti poco prima dell’inizio dei lavori della nuova cinta muraria, dallo stesso Sangallo. Questa situazione rappresenta una ulteriore grave perdita nell’ottica del recupero del patrimonio storico di Civitavecchia perchè in fase di demolizione della palazzina Enel e di successiva edificazione di qualsiasi altro manufatto, si poteva applicare la stessa soluzione trovata per la zona dell’attuale Corso Marconi che, all’indomani delle devastazioni della seconda guerra mondiale permise comunque la costruzione dei palazzi che si affacciano sul porto, imponendo una zona di rispetto che conservava ancora oggi i resti dell’antica città romana di Centumcellae. L’uovo di Colombo, verrebbe voglia di dire. Già, se solo si fosse pensato ad applicare la soluzione già messa in atto nel passato proprio nella prima fase della costruzione dell’edificio in questione, le antichità di piazza XXIV maggio sarebbero certamente al sicuro e fruibili dalla popolazione, invece di rischiare di scomparire per sempre sotto la violenta aggressione degli escavatori, lasciando all’ennesima colata di cemento la devastazione delle testimonianze del glorioso passato di Civitavecchia.
Cultura e Spettacoli
30 Novembre 2011
Le antichità di piazza XXIV Maggio <br />

