La confusione regna sovrana nei dibattiti e nelle riunioni che precedono la scelta dei candidati alle elezioni. Le stesse persone, gli stessi metodi, le stesse tattiche viste e riviste, le stesse parole e gli stessi comunicati. Il cittadino non iscritto a nessun partito come me sente le frasi classiche di diversi partiti e delle tante associazioni che nascono su commissione con il «dobbiamo avvicinare la politica ai movimenti e alle associazioni, ai comitati e ai lavoratori!!», «dobbiamo ascoltare i cittadini», «le primarie sono lo strumento della democrazia», «costruire la coalizione», e meno male che per adesso ci viene risparmiato la sempreverde «avvicinare la politica alla società civile!». E poi, primarie di partito o di coalizione? Prima il programma o la squadra? Facciamo un sondaggio, è la soluzione! Il dibattito ad oggi non coinvolge la città e va di pari passo al disinteresse verso la politica locale, inadeguata alle necessità di una città civile e che si esplica con i rari consigli comunali indecorosi sotto tutti i punti di vista. Si svolge sempre fra le stesse persone che si leggono, si rispondono, polemizzano e si insultano in un circolo chiuso lasciando fuori il 98% della popolazione. Il pensiero politico della gran parte delle persone non va oltre all’immediatezza del volere sempre l’acqua, la pulizia della strada e dei parchi, mare accessibile e che per strada, nei mercati o di fronte ai supermercati non ci siano troppi « estranei». Non interessa chi sia a fare ottenere quei risultati o che la gestione sia pubblica o privata perché il messaggio che arriva dalle polemiche politiche è fuorviante, a volte ingannevole e non risolve i problemi. Il sondaggio in atto tenta di andare oltre ma occorre ricordare che tranne qualche tentativo, i partiti e la maggioranza dei politici non si sforzano di allargare e creare partecipazione consapevole su quello che sono le istituzioni e la gestione della cosa pubblica, ed anzi sembra proprio che non vogliano ingerenze al di fuori delle strette cerchie. Devi fidarti, senza sapere il perché e basta come lo slogan di Arbore « non capisco ma mi adeguo». Siccome non c’è un De Magistris locale da far pensare che quella sia una esperienza imitabile e altri potenziali candidati sono condizionati dalla proprie attività fonte di consenso elettorale ma che li rendono limitati, e se la scrematura dovesse arrivare ai due dominus della zona, Moscherini e Tidei, allora carta vincente sarà la credibilità che i due dovranno avere verso la cittadinanza. Credibilità che si basa sullo storico della esperienza politica a tutto campo di Tidei con i ricordi della Civitavecchia trasformata da paesone a città quando fu sindaco negli anni 1994-2001 e sul machiavellismo spinto di Moscherini che gli fa sottovalutare le negatività, arricchito di esperienze da lui maturate in sindacato, politica e gestione portualità. Essenziale sarà indicare con chiarezza quel che sono le scelte politiche basilari di visione di territorio e di valori e la squadra è ancor più importante del programma dato che quasi sempre è lasciato nel cassetto e si dovrà dimostrare che la coalizione sia credibile, che i vari rappresentanti lo siano e lì è ancor più difficile perché lo storico di alcuni personaggi, la scarsa visione strategica e alcune scelte scriteriate non mentono. E su quello ci si giocherà perchè è sempre valido il detto che dice «non importa che il gatto sia bianco o nero, l’importante è che acchiappi il topo!». L’elettore e chi vorrà partecipare alla competizione dovrà ragionare con l’accetta anche se margini per migliorare per entrambi ce ne sono.
Antonio Manunta


