CIVITAVECCHIA – Il caso dei fumi delle navi e delle multe e denunce nel porto di Civitavecchia diventa un caso europeo. Nei giorni scorsi, infatti, in una riunione tenutasi a livello di associazione internazionale del settore crocieristico, si è discusso a lungo della situazione creatasi nello scalo locale, soprattutto – a quanto pare – per la posizione assunta da sempre più comandanti delle navi, che hanno sollevato il caso. Le sanzioni applicate a chi viene trovato con carburanti fuoi norma, infatti, più che le compagnie (per le quali si tratta di poche centinaia di euro) colpiscono proprio i responsabili delle navi, ossia i loro comandanti, che pagano di persona, soprattutto con il ritiro dell’abilitazione, e quindi – di fatto – con la perdita del lavoro. Un aspetto non secondario, che – stando anche ad alcune indiscrezioni raccolte presso operatori portuali locali – arriverebbe addirittura a condizionare la programmazione degli accosti per alcune compagnie, che starebbero meditando di rinunciare a Civitavecchia, arrivando addirittura a parlare di giudizi che risentirebbero già «di strumentalizzazioni della campagna elettorale alle porte».
E’ evidente che si tratta di una situazione che richiede equilibrio e serenità di giudizio: da una parte c’è il bene irrinunciabile che è la salute pubblica, che non può essere barattata con alcunché, dall’altra c’è la necessità di evitare scelte sull’onda di battaglie ‘‘passionali’’ che poi non portino alcun beneficio sostanziale all’ambiente, danneggiando al contrario pesantemente l’economia portuale e dunque della città.
Bisogna essere chiari: l’ultima ondata (legittima) di proteste è ripartita a causa, principalmente, di navi delle autostrade del mare. In particolare si tratta delle unità della Tirrenia, che negli ultimi mesi – probabilmente a causa di manutenzioni ritardate o mancate e della vetustà dei motori, non rinnovati per la situazione della (ex) flotta di stato – ad ogni manovra emetteono una terribile fumata nera, che più nera non si può.
Un impatto psicologico devastante che ha ridato fiato a proteste che si erano affievolite solo quando proprio i traghetti vennero spostati dal porto storico al nuovo porto commerciale a nord.
Sono i problemi delle realtà industriali: a Civitavecchia si sommano un porto in grande espansione ed il polo energetico, oltre al traffico automobilistico, sempre insidioso. Si tratta non di imbarcarsi in battaglie che poi finiscono per essere strumentali e damgogiche, ma, semmai, di trovare un equilibrio tra controlli, sanzioni e aumento della presenza delle navi che, si auspica, potrà essere rinvenuto a partire dalla riunione di tutte le componenti del sistema portuale interessate indetta per martedì mattina dal sindaco Giovanni Moscherini.
Le soluzioni possibili sono diverse: l’Autorità Portuale è stata la prima del Mediterraneo a dotarsi di un progetto pilota di elettrificazione delle banchine (per cui ancora si stanno cercando i finanziamenti) ma si tratterebbe di una soluzione di lungo periodo: intanto perché si potrebbe elettrificare una sola banchina, con 13 milioni di euro, e poi perché gli armatori non hanno ancora avviato l’adeguamento delle navi. Una soluzione di immediata applicazione potrebbe essere quella applicata nei paesi scandinavi, che si basa sul semplice principio che chi meno inquina meno paga, in termini di tasse portuali.
Porto
30 Novembre 2011
Rischio fumi per il porto

