di ROBERTA GALLETTA
CIVITAVECCHIA – La realizzazione del Parco Naturale della Fiumaretta, con un progetto iniziato circa dieci anni fa e nel quale il Comune di Civitavecchia ha investito e speso oltre cinque milioni di euro per opere di risanamento e fruibilità pubblica, appare oggi piu’ che mai necessaria per sopperire alla mancanza di aree verdi adeguatamente attrezzate e utilizzate dalla popolazione civitavecchiese all’interno del tessuto urbano della città.Questa area è di fondamentale importanza non solo per la qualità della vita della popolazione che ne trarrebbe beneficio immediato, ma perché conserva tesori della cultura cittadina di primario interesse per la storia e la memoria di Civitavecchia. Al suo interno è infatti rintracciabile, a distanza di oltre mille anni dalla sua costruzione, un antico tracciato usato dai pellegrini cristiani che dovevano dirigersi via mare a Gerusalemme, e successivamente da coloro i quali dovevano imbarcarsi per le località che partivano dal porto dei Papi alla volta dei principali scali del Mediterraneo. Questo percorso costituisce nella fattispecie una sorta di raccordo tra il porto di Civitavecchia e Viterbo, dove la strada si unisce alla via Francigena, l’antico tracciato stradale medioevale che per alcuni secoli costituì l’asse privilegiato dei collegamenti via terra tra Roma e le località oltre gli Appennini. Proprio la presenza di questa via ancora oggi percorribile permette di arrivare all’acquedotto romano, ancora intatto e visibile e che l’imperatore Traiano aveva costruito durante i lavori di fondazione del porto di Centumcellae.Successivamente, alla fine del XVII, data la sua straordinaria funzionalità e perfezione, venne restaurato da Papa Innocenzo XII per dotare la città di Civitavecchia di acqua fresca e abbondante. L’acqua che giungeva dalla fonte che si trova tra le odierne Allumiere e Tolfa, prima di arrivare alla città portuale, fu poi successivamente canalizzata verso le tre Mole Civiche, gli antichi mulini ad uso pubblico e conosciute come Molacce, costruite nel XVIII secolo dallo Stato Pontificio, anche queste oggi visibili e in fase ultima di restauro, per permettere la produzione di farina.
Superate le Mole si arriva facilmente, sempre percorrendo l’antica via, alla città romana di Aque Tauri che rimane oggi in parte visibile con il calidarium praticamente rimasto intatto. Un breve tratto di strada di circa 500 metri separa il colle della Ficoncella, sul quale insite l’abitato di antiche origini, dal complesso monumentale delle Terme Taurine, diventato da oltre sette anni uno dei poli di attrazione turistico-culturale dell’intero comprensorio a nord di Roma.
Alle sue spalle si trova l’ultima reliquia del medioevo civitavecchiese, il fiero campanile della chiesa templare di San Giulio, dimenticato da tutti ma che resta ancora in piedi con i suoi mille anni, nonostante l’oblio nel quale la miopia culturale di alcuni lo ha confinato insieme a tutti gli inestimabili tesori archeologici e monumentali della splendida Vallata del Parco della Fiumaretta.


