Lettere
20 Gennaio 2012
Sobrietà  e professionalità

Credo che nell’immaginario collettivo di questi giorni, per tutti l’immagine scolpita nella mente, l’incubo visivo, accanto ad ogni problema personale che, purtroppo non mancano mai, ci sia il Moby Dick, la “balena bianca” arenata su un fianco accanto al paradiso terrestre che è l’isola del Giglio. Difficilmente ci si può distaccare la mente da questo incredibile disastro così assurdo e così facilmente evitabile. Fin quando l’uomo si trova spiazzato e vinto dalle forze della natura(vedi lo tsunami del 2004 oppure i disastri degli ultimi tremendi terremoti) deboli e scoraggiati non possiamo far altro che ritrovare le forze per “andare avanti”. Ma cui è tutto diverso. La natura sembra muta e sbalordita, incredule come noi di fronte a questo sconfortante ed incredibile spettacolo; è pazzesco, è diabolico, è inaccertabile in quanto è illogico. Questo relitto marino, questa superba nave è stata “quasi” battezzata cui, a Civitavecchia. Chi è che non ricorda la stupenda serrata, i personaggi presenti e i tanti auguri fatti a questa nave, a questa realizzazione magnifica. Tutto ciò per poco più di 4 anni- è troppo poco; è inammissibile. Eppure ‘l’assordante silenzio della nave arenata su un fianco ci ricorda che è tutto reale; non è un film. Pur non volendo sostituirci alla magistratura e neanche colpevolizzare a tutti i costi qualcuno, questo disastro ha una causa e soprattutto un insegnamento. Se sulla causa sono gli altri ad indagare credo che a ciascuno di noi spetta trovare un insegnamento in quanto imparare dagli sbagli altrui è segno di grande saggezza. Se “l’inchino” è stato realmente l’imput del disastro non mi sembra fuori posto ricordarci della risposta di Cristo al maligno “…solo Dio adorerai e solo a Lui renderai culto” (Mt IV, ). Anche Radamès desidera regalare alla propria amata, Aida “…un trono vicino al sol” ma quella è letteratura, è lirica, non vita vissuta realmente. I sentimenti ci qualificano in quanto umani ma non uniti alla superbia. Se pensiamo che la superbia sta alla base della storia del peccato, alla caduta di Lucifero, ciò ci dovrebbe aiutare di pensare due volte se non mille volte prima di unire i sentimenti, anche i più puri alla superbia.. Il maligno appena spetta. La sobrietà nei sentimenti ci aiuta anche in un altro contesto; quello professionale. Questo dramma non può e non deve mettere in discussione ciò che i “lupi di mare” gli uomini che da una vita hanno rinforzato il loro coraggio, hanno saputo lottare con il mare, vincere i flutti, le onde e i forti venti e creandosi una nomea leggendaria, non meritano tutti questi marittimi essere danneggiati da questa triste e stupida vicenda. La loro professionalità come anche le loro vittorie secolari non debbono essere banalizzate dall’ultima vicenda grottesca. Da un può di mesi, sulla spiaggia a Civitavecchia esiste la gigantesca statua del “Bacio del marinaio” , una coppia da quella statunitense . Sarà mica questa presenza che può spiegare il missato? E’ solo una provocazione, ma che comunque ci deve far riflettere: maggiore sobrietà e fedeltà nei sentimenti non potranno che arricchire e consolidare la professionalità in ogni campo. C’è un altro aspetto per niente marginale: i mass-media permettono oggi ad ogni abitante della terra di vivere gli eventi come se fossimo lì, sul posto. Ma questa volta noi siamo sul posto. La nave ha lasciato Civitavecchia solo due ore prima e l’Argentario, il Giglio sono a due passi da noi. Se il coinvolgimento emotivo è più forte per questa vicinanza topografica, almeno altrettanto forte deve essere la voglia di capire. Il disastro è successo di notte, all’ora della cena. Nel Mito di Sisifo A. Camus dichiara: non vi è sole senza ombre, e bisogna conoscere la notte” Impari ad amare il giorno solo chi non teme di conosce la notte. I marittimi hanno sempre lottato e lavorato sotto il cielo stellato o coperto di minacciose nubi senza lasciarsi impaurire. Da quando i riflettori attirano sul palco illuminato aggiorno, professionisti di ogni campo offrendoli, per un attimo il brivido della celebrità, la tentazione di abbandonare o dimenticare tutto ciò che con grande sforzo, abnegazione, studio e esperienza ci hanno fatto conquistare, questa tentazione è presente in tutti i campi. Sobrietà nei sentimenti, professionalità nelle azioni e sempre in guardia contro la tentazione della superba celebrità.
Mons. Giorgio Picu
Centro Pastorale del Porto