Lettere
15 Marzo 2012
"Le strane omissioni del decreto fiscale"

CIVITAVECCHIA – Il D.L. 16/2012 recante “disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento dell’accertamento” – meglio conosciuto come decreto fiscale – contiene importanti misure volte al rafforzamento delle attività istituzionali mirate al contrasto dell’evasione fiscale e incomprensibili omissioni.
Relativamente a quest’ultimo aspetto, è stata spazzata via la disposizione contenuta nelle varie bozze che sono circolate alla vigilia dell’approvazione da parte del CdM riguardante la creazione del quinto comparto di contrattazione riservato alle Agenzie fiscali, nonché l’istituzione dell’area quadri nel medesimo comparto che avrebbe rappresentato finalmente la conquista di ciò che la legge dispone e lo Stato disattende da oltre dieci anni: la vicedirigenza. Un forte segnale nei confronti di quelle professionalità quotidianamente impegnate a contrastare l’evasione fiscale e gli illeciti nel campo extra-tributario che invece si traduce nell’ennesima occasione mancata per lo Stato stesso e in un altro schiaffo ai suoi migliori funzionari.
Un passaggio del testo normativo meritevole di approfondimento è invece quello riguardante l’apprezzabile disposizione contenuta nell’art. 8 che, con la finalità di “garantire una efficace attuazione delle misure di contrasto all’evasione”, consente all’Agenzia delle Entrate (comma 24) di “attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari con la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato” nelle more dell’espletamento di procedure concorsuali volte al reclutamento di dirigenti di seconda fascia.
Analizziamo le ricadute di tale disposizione sul piano squisitamente tecnico e su quello della valenza politico/istituzionale:
– la misura è concepita con evidenti scopi deflattivi del contenzioso innescatosi alle Entrate a seguito di una Sentenza del Tar del Lazio che ha giudicato illegittime le reggenze e consente a tale amministrazione, nelle more di procedure concorsuali, di stipulare contratti dirigenziali a tempo determinato con i funzionari che ha selezionato e scelto sulla base di precisi requisiti professionali idonei a garantire un’ottimale gestione degli uffici. La leva gestionale viene addirittura potenziata grazie alla possibilità di stipulare con i propri funzionari contratti dirigenziali a tempo determinato ex art 19 del D.lvo 165/2001
– le procedure concorsuali da bandire, di cui non è specificata la tempistica di espletamento, saranno quelle previste dall’art. 2, comma 2, secondo periodo del D.L. 203/2005 che disciplina le forme di reclutamento speciali (titoli professionali e
colloquio). Per intenderci, è lo stesso appiglio normativo che nel 2008 ha consentito alla Ragioneria Generale dello Stato di reclutare in tempi molto rapidi e con modalità di sicuro più idonee – trattandosi di accesso alla dirigenza e non al primo impiego- della proceduta tradizionale (quiz + 2 prove scritte + colloquio) la propria classe dirigente; nelle premesse del bando vi era espresso riferimento al decreto del Ministero dell’Economia del 3 maggio 2006 emanato proprio in base all’art. 2, comma 2, secondo periodo del D.L. 203/2005
– il legislatore sancisce la piena legittimità (messa come detto in discussione dalla citata sentenza del Tar) degli incarichi attribuiti dalla suddetta amministrazione a personale non provvisto della qualifica dirigenziale e, dall’altro, la validità di uno strumento che ha assicurato il corretto ed efficace espletamento della delicata attività istituzionale in questi anni, ben 11, di esperienza agenziale.
Peccato, però, che in un’occasione così propizia per mettere ordine all’intero comparto –quello fiscale, appunto – si siano “dimenticate per strada” le altre amministrazioni poste a tutela della fiscalità, analogamente impegnate a contrastare gli illeciti in campo tributario e, quindi, altrettanto meritevoli di essere dotate degli stessi strumenti per “garantire una efficace attuazione delle misure di contrasto all’evasione”. Quelle amministrazioni, cioè, che con pari dignità siedono con i propri vertici istituzionali al tavolo della task-force anti evasione fiscale voluto proprio dall’attuale Premier nella sua veste di Ministro dell’Economia e delle Finanze.
L’Agenzia delle Dogane – così come le altre amministrazioni del comparto fiscale – non è figlia di un presidio di legalità minore. Anzi! Oltre ad occuparsi di fiscalità interna (IVA all’importazione, accise, ecc.) è il presidio naturale posto a tutela della fiscalità comunitaria e svolge un’attività di primaria valenza sociale: garantire i regolari flussi commerciali per difendere le imprese comunitarie e nazionali dalla concorrenza sleale e i cittadini dai continui attentati alla salute pubblica e all’ambiente, che si concretizzano attraverso la commercializzazione di prodotti contraffatti (giocattoli, solo per fare un esempio) e sofisticati (medicinali e alimentari).
Ce n’è insomma abbastanza per rimanere sconcertati e per fare sentire la nostra voce, affinché si ponga appropriato rimedio in sede di conversione del decreto fiscale.
Tutto nell’auspicio di non veder più riproposte vecchie logiche, settoriali e parziali, che tanti guasti hanno provocato nel tessuto socio/economico/amministrativo del nostro paese: come quello di risolvere un problema senza accorgersi di causarne contestualmente altri, dimostrando in tal modo una scarsa visione d’insieme.

La segreteria generale Sipdad Dirstat