Caro Direttore, quando l’altro giorno – pur essendo da diverso tempo impegnato in questioni personali di qualche importanza per me e per la mia famiglia – ho accettato di scambiare alcune idee e rispondere alle tue domande, ero certo che le risposte – ove pubblicate, come poi mi hai chiesto di poter fare – avrebbero trovato sicuramente ingegnosi commenti. Non sono rimasto, quindi, particolarmente sorpreso dalle dichiarazioni dell’avvocato Pietro Messina, se non per la persona e per i contenuti. Io non ho rivelato nessuna notizia che non fosse già nota a tanti (a te, ad esempio) e che era stata già data pubblicamente dal delegato all’Urbanistica senza suscitare polemiche, essendo appunto a conoscenza almeno dei tecnici comunali. L’avvocato Messina mi attribuisce le parole, virgolettandole, «io sapevo che era tutto regolare ed avevo gli atti, solo che nessuno me li ha chiesti». Queste parole non le ho mai dette. Tu hai riassunto il concetto che avevo espresso, scrivendo: «Negli anni scorsi provai a dire qualcosa, ma evidentemente il mio parere non era gradito o comunque considerato necessario». In realtà, il concetto era che, dal 2007 in poi, ho inviato all’amministrazione comunale – in alcuni casi anche con il collega Piacentini – una precisa e documentata serie di note protocollate, per far presenti tutti gli adempimenti da rispettare sui vari temi e, in particolare, sull’urgenza di concludere – in collaborazione con gli uffici – il lavoro della “Carta delle certezze” tanto invocata da molte parti. Ma, come ho detto – e l’avvocato Messina ne è certamente a conoscenza, essendo stato consigliere di maggioranza – nonostante diversi annunci dati alla stampa, effettivamente il mio apporto non era gradito o comunque non era considerato necessario. Lo scambio delle consegne che ho ripetutamente richiesto, non si è svolto con nessuno dei dirigenti succeduti al mio posto, cui spettava adottare provvedimenti, come appunto nel caso del PTPR e di altre iniziative in cui si trattava di evitare la perdita di finanziamenti. Non commento le frasi successive dell’avvocato Messina, ma voglio ricordare che al di là di evocare ogni tanto la «memoria storica», sarebbe molto semplice custodirla e tramandarla in modo corretto, a cominciare dall’archivio dei documenti, che svolge una funziona essenziale per garantire la certezza, la semplificazione e la trasparenza dell’ azione amministrativa, il reperimento di informazioni affidabili sotto il profilo giuridico, la tutela, appunto, della memoria storica della collettività e il diritto di tutti i cittadini all’ accesso all’informazione, alla formazione permanente ed allo sviluppo della conoscenza. Da questo punto di vista, la situazione di Civitavecchia è diventata drammatica. Un caro saluto
Francesco Correnti

