di FABIO ANGELONI
CIVITAVECCHIA – “Può un Hulk del venerdì sera calpestare in una notte i simboli e la storia di questa città? Senza rispetto perché senza memoria.
Senza pace perchè senza di meglio da fare o da pensare, in una notte sotto zero, se non finire come le mosche dove due lampioni fanno un po’ di luce e bivaccare lì sotto. Odio il moralismo perbenista. Odio chi si erge a giudice. E mi fanno un po’ senso sulla pelle anche le analisi sociologiche che inevitabilmente ora ascolteremo. Per questo mi limito a dire due cose semplici semplici al vandalo di turno. Ebbene lo confesso: personalmente – come loro – non so neanche da dove vengono quei leoni. Dal mare? Dal Forte? Mio nonno non me lo ha detto, semplicemente perché non lo sapeva. Faceva il guardiano al deposito della nafta dei traghetti. Un semplice manovale delle ferrovie, dunque, con la terza elementare, sopravvissuto alla Guerra e al primo terribile bombardamento, dove fu trovato ferito in una buca, sotto altri corpi di compagni meno fortunati di lui. Erano gli anni ’60 e mi portava per mano a giocare al Pincio. Ed io correvo a cavalcare i Leoni. Era più divertente che alle giostre, ma soprattutto era gratis e quindi potevamo permettercelo. Non mi ha mai detto da dove venissero ma…ma il gioco lo faceva durare poco, pochissimo. Troppo poco, “perchè il marmo ti fa freddo alle gambe” diceva.
Venivo a Civitavecchia d’estate con i pantaloni corti all’inglese che andavano di moda al nord ma che qui trovavano tutti buffissimi. Così un giorno misi i pantaloni lunghi… E allora seppi la verità: “Non si fa, non si fa…non é roba tua e non si va a cavallo su un monumento”.
Caro Hulk, ho combattutto su quei leoni battaglie sanguinosissime, abbattuto streghe e maghi maligni e sono sopravvissuto, da eroe coi pantaloni corti, ad avventure paurosissime di fronte alle quali la tua playstation si spegnerebbe impallidendo. Ma lì sopra ho imparato anche il rispetto per la Cosa di tutti e per la Storia… da uno che la storia non la sapeva. E che per insegnarla al nipote raccontava qualche bugia: “Freddo alle gambe… Questa poi nonno. Ma se era agosto”.

