Lettere
15 Aprile 2013
Bisogna riscoprirsi comunità
Sono appena tornato da Barcellona, visitata dopo ventotto anni. La ricordavo arretrata di dieci, rispetto alle grandi città italiane, l’ho ritrovata due lustri avanti. Ottimista, laboriosa, pulita. Una vera, grande comunità.
E’ inutile avere città come Roma, Napoli, Palermo, e perché no … Civitavecchia, potenzialmente straordinarie, ma invivibili per l’incultura, il traffico, lo smog. Per l’incapacità sempre più manifesta nella raccolta dei rifiuti e nel loro smaltimento.
Barcellona ha la centrale termoelettrica di Besos, di mille Mw di potenza, vari piccoli impianti d’energia rinnovabile. Usa un termo combustore a quindici Km dal centro, che smaltisce soltanto i rifiuti della città, dopo aver realizzato una raccolta differenziata superiore al cinquanta per cento, con un impianto di selezione tra i più efficienti d’Europa. Te ne accorgi quando prendi la funivia per arrivare al parco del Montjuic, oltre il panorama mozzafiato, nella skyline, non c’è nessuna visione evidente d’inquinamento. Un’aria tersa, per noi civitavecchiesi impensabile.
Eppure questo 2008, ci accomuna alla grande città catalana. Li abbiamo appena superati nel traffico legato alle grandi crociere. Se verrà realizzato il Terminal Cina ed il polo intermodale, avremo la possibilità di avvicinarci al grande porto spagnolo, anche nei traffici commerciali legati alla logistica.
Perché siamo così incapaci in tutto il resto? Perché quest’arte del compiangerci, del ritenere ogni decisione sovra comunale ineluttabile?
Fui l’unico, un anno fa, a denunciare la volontà vergognosa del nostro governo, di quel “grande” leader del sig. Veltroni, di far bruciare a Torre Nord i rifiuti solidi urbani del Lazio, e forse mi sbagliavo nella lettura allucinante del progetto, tanto che oggi si paventa, anche, lo smaltimento e la combustione dei rifiuti campani, come da indiscrezioni apparse, addirittura, sul Corriere della Sera.
Venni lasciato politicamente, completamente, solo. Mi venne in soccorso soltanto il giornale “La Provincia”, che denunciò la cosa a tutta pagina, fece inchieste che caddero subito nel vuoto delle nostre coscienze. Nella pavidità di un territorio sempre più ripiegato su se stesso. Nel torpore di una cittadinanza refrattaria ad ogni scatto d’orgoglio.
Inquinamento esiziale. Disoccupazione. Morti bianche. Disagio giovanile. Degrado urbano e civico.
140 anni fa, eravamo una grande Provincia, oggi siamo uno dei Comuni più poveri d’Italia. Ma poveri, soprattutto, nel coraggio delle nostre idee. Nell’incapacità di imporre la nostra autodeterminazione. Nella volontà di elaborare piani strategici per risolvere le problematiche interne, ed imporre le scelte più giuste. Ce bisogno della volontà di tutti. Dell’impegno, dell’onestà intellettuale, dell’accantonamento delle barriere ideologiche.
Dobbiamo riscoprirci Comunità, vera, forte, sovrana. L’alternativa sarà essere, sempre, più schiavi dei potenti di turno.
Fabrizio Reginella
Capogruppo Lista Moscherini

