CIVITAVECCHIA –
Caro Direttore, si resta senza parole di fronte al generoso invito che il Polo Civico rivolge a Roberta Galletta: suvvia, non ci si opponga alla Bretella Porto – A12, come non si opposero gli antichi Romani alla costruzione di tanti acquedotti.
Già ci sembra di sentirli i commenti dei nostri posteri stupiti di fronte alle arcate autostradali che scavalcano arditamente le nostre vallate. Utili, senz’altro. Adesso però sappiamo che sono anche belle. Perciò Fiumaretta non ha che ricavarne prestigio.
Per noi, forse un po’ passatisti, le autostrade, i loro viadotti, i tunnel che bucano le montagne sono al massimo un male necessario; ma proprio al massimo! Per cui si dovrebbe andarci molto cauti a progettare tutta quella roba se proprio non è indispensabile. E francamente di una quarta o quinta auto-super-strada tutte concentrate nel triangolo porto – zona industriale – allacciamento all’unico imbuto di via Aurelia non ci pare ci sia bisogno. Casomai servirebbe collegare meglio fra loro quelle bretelle e bretelline messe un po’ male. E servirebbe al porto dotare la nostra sub-regione di ferrovie e di strade verso il centronord e verso l’Europa. C’è una ragione di più a motivarci in questa posizione non ideologica: una ragione di principio, che ci fa rovesciare l’invito del Polo Civico. Al quale vorremmo chiedere: ma, secondo voi, non è ora di dire qualche Basta? Va bene il porto che cresce. Passi quindi per le enormi banchine, le darsene, le navi da crociera, le torri petrolifere. Passi pure per il porto turistico e gli approdi e i porticcioli presenti e quelli futuribili. Già passata l’invasione di migliaia di automobili in deposito, enormi distese di acciaio a ricoprire le aree libere residue fra porto e zona industriale. Già passata da mezzo secolo l’occupazione “manu militari” del nostro territorio operata dalle enormi strutture energetiche. Passata, Dio sa come!, la devastante ri-occupazione di una vergognosa centrale che movimenterà milioni di tonnellate di carbone, di calcari e di gessi e già ha sventrato la costa a suo esclusivo uso e consumo. Accettata la presenza sulle nostre teste di chilometri di cavi dell’alta tensione: chiunque può sapere che significhi, informandosi sul web. Accettati il misterioso deposito di rifiuti militari non altrimenti riciclabili (iprite e simili) e la più grande discarica di rifiuti tossici che il Lazio annoveri (ceneri delle centrali). Accettata o subìta la spaventosa invasione di fumi tossici di molteplice origine (una bella gara fra porto e centrali). Ma dunque, diteci, cari amici: quando, quando diremo Basta?Non si può sempre ossequiare le volontà che provengono da altrove. Peggio, assecondare appetiti dei grandi costruttori, sol perché ogni opera porta profitti per pochi eletti. Anche per alcuni politici, ovviamente.Questo, pensiamo, è l’interrogativo crescente nella nostra città. Inermi cittadini ormai si accontentano di sussurrarlo, delusi della propria impotenza. Ma se si trovasse il coraggio di rappresentarli, ne sarebbero ben lieti. Questo territorio non è soltanto nostro: non lo è oggi, perché un grande comprensorio intorno a noi rivendica a gran voce la necessaria prudenza; non lo sarà domani, quando forse i nostri figli, eredi speriamo di una cultura un po’ più saggia, ci rimprovereranno in cuor loro per aver detto troppi NO all’impulso della ragione e del cuore e troppi sì alla facile devastazione.
Mario Dei Giudici
Verdi

