di FABIO MARUCCI
La holding dei servizi pubblici diventa realtà: con un emendamento respinto ed uno approvato, il consiglio comunale dice sì a quello che è stato ribattezzato ‘‘il Piano Monti’’, dal nome dell’assessore al Bilancio. E proprio Pasqualino Monti spiega l’utilità della trasformazione, partendo dal concetto di controllo nella gestione dei servizi, che oggi definisce indispensabile.
Su cosa si basa l’intervento dell’amministrazione?
«Abbiamo lavorato su tre fattori purtroppo esistenti: lo svilimento economico-finanziario delle partecipate, l’inefficienza dei servizi offerti e l’assenza di controllo sulle municipalizzate. Non aveva più senso ricapitalizzare delle aziende incapaci di fornire servizi adeguati alla cittadinanza».
E da qui l’idea della holding. Cosa rappresenterà in termini di servizi offerti?
«Intanto occorreva trovare una filiera di controllo degli investimenti. Strutturare un azienda inhouse significa creare un unico complesso amministrativo, con il Comune che si prende la responsabilità delle azioni che queste realtà portano avanti».
Non più una coperture delle perdite, è così?
«Direi di più: una cassaforte per il Comune».
In cosa consisterà la gestione dei servizi?
«La gestione di Etm, di Etruria Servizi e dell’acquedotto del Nuovo Mignone passerà per un unico piano industriale e attraverso un unico contratto stipulato tra il Comune e la società dei servizi».
E questo fa della holding una multiutilities. Mi sbaglio?
«E’ quello che abbiamo sempre detto, il nome holding è improprio, non esiste una mera gestione di partecipazioni ma una multiutilities che offre servizi alla cittadinanza sotto il controllo analogo del Pincio».
A un certo punto però il dialogo con i sindacati si è interrotto. Perché?
«All’inizio si sono mostrati responsabili e noi abbiamo tentato di spiegare i benefici per i lavoratori del piano di ristrutturazione. Nel protocollo d’intesa che le parti sociali non hanno sottoscritto c’erano due punti fondamentali: il mantenimento di tutti i livelli di occupazione e l’eliminazione dei lavoratori di serie B. Ho grande rispetto per i sindacati, ma devono capire che l’amministrazione fa le riforme mentre loro sono chiamati a difendere i diritti dei lavoratori».
Non si corre il rischio di arrivare ad un nuovo carrozzone?
«Direi di no. Troppe aziende pubbliche sono state gestite in passato in maniera ‘‘non controllata’’. Sarà il consiglio comunale d’ora in avanti a dettare le linee guida secondo le quali le società opereranno. Basta con i carrozzoni e le gestioni personalistiche delle aziende pubbliche».
L’opposizione teme che ad amministrare le Sot per stipendi di circa 2000 euro, possano essere chiamati manager poco preparati. Quanto c’è di vero?
«Tutta demagogia. A volte 2000 euro per certi amministratori sono anche troppi».

