Lettere
15 Aprile 2013
"Cultura, serve una strategia di lungo periodo"

CIVITAVECCHIA – “Un antico proverbio cinese dice: “se dai un pesce ad un uomo lo sfami per un giorno, se gli insegni a pescare lo sfami per la vita”. Le iniziative promosse durante l’estate dall’amministrazione comunale sono state sicuramente interessanti ed hanno permesso ai civitavecchiesi rimasti in città di trascorrere piacevoli serate. In passato, in effetti, ciò non è sempre stato possibile.
Ma la strategia in base alla quale l’amministrazione (indipendentemente dalla fonte da cui riceve il denaro) in prima persona (o addirittura tramite un consulente) programmi un cartellone di iniziative che “sfamano” il cittadino per circa un mese, evidenzia un grosso elemento di criticità: non crea minimamente le basi per costruire un processo di sviluppo culturale. Un processo che coinvolga le associazioni e le compagnie del territorio e che porti la macchina comunale ad assumere il ruolo di supervisore anziché quello di unico attore protagonista. Con il risultato che, per il breve periodo estivo, la città abbonda di iniziative gratuite, ma per il resto dell’anno continua a vivere nella miseria di un cinema e un teatro. Mi permetto quindi di suggerire al Sindaco e all’Assessore alla cultura una diversa strategia: invece di dare mandato ad un consulente esterno di organizzare un cartellone, in assoluta autonomia, che nasce e muore nel giro di 20-25 giorni, sarebbe molto meglio se si indicessero dei bandi tramite i quali finanziare i migliori progetti presentati dalle associazioni culturali.
Per personale esperienza posso dire che con 20 – 25 mila euro si organizza una rassegna di musica o teatro della durata di 15 giorni con artisti di livello internazionale. Si fa presto a fare il conto di ciò che si potrebbe fare con i soldi investiti. Ma il vantaggio di demandare l’organizzazione degli eventi alle associazioni (e quindi ai giovani che ne fanno/faranno parte) sta ancor più nel fatto che si getterebbero le basi per la nascita di un vero progetto di sviluppo culturale della città.
Innanzitutto nascerebbero più associazioni culturali, ci sarebbero più giovani che si avvicinerebbero a questo mondo tanto da far divenire l’impegno non solo una passione ma un vero e proprio lavoro (come già avviene in molte altre città). Ci sarebbe una spinta proattiva a ricercare nuovi luoghi per gli spettacoli, le associazioni prenderebbero direttamente contatto con gli artisti e nel giro di pochi anni esse avrebbero i contatti necessari per diventare più autonome. Imparerebbero a presentare un bando, a gestire un budget, a vivere il piacere e l’emozione di un debutto da organizzatore o da artista protagonista, a sentire gli applausi anche un po’ frutto del proprio lavoro e del proprio sacrificio. Coinvolgerebbero i propri coetanei e i loro genitori, si creerebbe una sana competizione tra chi organizza il cartellone più bello col minor costo, nascerebbero nuove scuole di musica, di teatro, di pittura e si darebbe più spazio agli artisti locali bravi e magari un po’ meno alle sfilate in cerca delle future veline o Miss di turno.
Insomma, si creerebbe un modello: un modello di cui il Comune sarebbe regista ma non attore, posto che si comprenda che a volte si può anche stare dietro le quinte e lasciare ad altri le luci della ribalta, che si può essere meno accentratori e più propensi alla delega.
Penso che questo sia il modo per dare ai giovani una reale alternativa anziché continuare a riempirci la bocca con teorie sul bullismo e sul presunto disagio giovanile.

Davide Tassi