Mentre l’Istat diffonde i dati sui livelli occupazionali del nostro Paese, con un tasso di disoccupazione ai minimi storici, tutto tace sulla nostra città… Durante la campagna elettorale ho sentito parlare di politiche occupazionali, ma mai di dati certi, chiari, definiti, precisi. Qual’è la situazione del mercato del lavoro civitavecchiese?Quanti occupati, quanti disoccupati, quanti giovani rimangono ai margini? Qual è la situazione delle donne e degli over 50? Se è vero che ad ogni malattia corrisponde la sua cura la nostra classe politica dovrebbe in primis fornirci questi dati, ma soprattutto analizzare il tipo di disoccupazione che affligge la nostra città. La teoria economica di solito distingue un tipo di disoccupazione strutturale (dovuta all’eccesso di offerta sulla domanda di lavoro) da un tipo di disoccupazione frizionale (quella causata dal mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro).Se c’è disoccupazione frizionale, si potrebbe agire potenziando e riorganizzando i Centri per l’impiego, per l’intermediazione di domanda e offerta di lavoro, sviluppando aziende private di riqualificazione e selezione del personale, ed agire sui meccanismi di collocamento.Ove vi fosse disoccupazione strutturale ovviamente la cura sarebbe più difficile, essendo questo un tipo di disoccupazione di lunga durata, causata dall’inadeguato livello di domanda: bisognerebbe quindi creare impresa, e agevolare tramite incentivi locali finanziari, le politiche di assorbimento dell’offerta di lavoro.(questo chiaramente è solo uno dei tanti rimedi). Ma per far questo c’è bisogno di informazioni e indagini specifiche, al fine di prospettare obiettivi di lunga durata e programmare strategie per raggiungere gli obiettivi stessi. Bisogna agire quindi cercando di incrementare l’occupazione, essendo il tasso di disoccupazione di difficile interpretazione (essendo quest’ultimo infatti il rapporto tra persone in cerca di lavoro e forza lavoro, un suo decremento potrebbe essere causato dal fatto che numerose persone sono uscite dalla forza lavoro perchè diventati inattivi, ad esempio a seguito del pensionamento o a causa dell’effetto scoraggiamento nella ricerca di lavoro). Occorre puntare sulla qualità dell’occupazione, cercando di favorire l’ingresso nel mondo del lavoro di giovani, donne, over 50. Sembra paradossale poi che ogni volta che si parla di occupazione nella nostra città, lo sguardo sia rivolto solamente al porto o alla centrale, che pur essendo degli importanti bacini di manodopera per la nostra città, non bastano a garantire un livello di occupazione degno di un paese civile.
Giordano Rapaccioni
Studente universitario.


