L’Alto Lazio deve crescere, sviluppare, diventare quel volano dell’economia laziale che in molti – e noi siamo tra quelli -, convinti delle sue enormi e inespresse potenzialità, si aspettano diventi. Deve recuperare lo svantaggio che gli deriva dal suo minore peso demografico e quindi elettorale rispetto al quadrante meridionale della regione. E certamente per raggiungere un traguardo così importante deve evitare di sciupare le opportunità che gli si presentano. E la possibile realizzazione dell’aeroporto di Tarquinia rappresenta senz’altro una di esse.
Quando ci dichiariamo favorevoli a una tale localizzazione è del tutto evidente che non intendiamo affatto penalizzare Viterbo, città alla quale ci sentiamo anzi legati da molteplici vincoli, e con la quale ci piace dialogare per costruire con essa un futuro migliore per tutta la Tuscia. Comprendiamo e condividiamo l’aspirazione di questa città ad uscire dall’isolamento senza che subisca lo stravolgimento del suo prezioso patrimonio artistico e architettonico, che testimonia di un passato storico di rilievo, e la compromissione delle sue preziose risorse naturalistiche e paesaggistiche, espressione di un territorio che è riuscito a conservare nel tempo il sapore delle cose belle, buone e genuine. Ma riteniamo che l‘obiettivo possa essere raggiunto soltanto se il capoluogo si inserisce nel flusso delle merci e dei passeggeri che investe il litorale, il nostro porto e un domani anche l’aeroporto realizzato a Tarquinia, comune della provincia di Viterbo e molto legata al comprensorio civitavecchiese. La presenza dell’aeroporto farebbe infatti di tutto il territorio compreso tra Civitavecchia e Tarquinia un nodo infrastrutturale unico in Europa, in grado di diventare anche uno dei più grandi poli economici del continente, proprio perché dall’intersecarsi di strada – ferrovia – porto – aeroporto in un raggio di pochissimi chilometri può derivare una condizione propizia al sorgere di un insieme d’iniziative economiche, anche di carattere turistico, capaci di proiettarsi nell’entroterra.
Rispetto a Tarquinia, Viterbo rappresenta al momento una realtà decentrata, precariamente collegata al porto e solo tramite strada, e perciò non in grado di rispondere alle esigenze poste dalle attività portuali. E le possibilità di un miglioramento delle comunicazioni sono quasi esclusivamente limitate alla strada. Questo elemento di valutazione non deve infatti essere sfuggito a Ciani, se è vero che da assessore regionale ai trasporti non ne ha approvato la proposta. E’ facile immaginare quanto intasamento e quanto inquinamento creerebbero merci e croceristi stipati in centinaia e centinaia di camion e pullman che incolonnati percorrono giornalmente nei due sensi di marcia l’arteria stradale che collega Civitavecchia a Viterbo. E poi non si vede perché un armatore o un imprenditore qualsiasi dovrebbe andare a Viterbo quando gli potrebbe essere più conveniente andare a Fiumicino che dista dal porto di Civitavecchia appena 35/40 minuti. E’ chiaro che scegliendo Viterbo si rischia seriamente di costruire la classica cattedrale nel deserto, ed è comprensibile il motivo per cui poi si parla di aeroporto costruito sulla sabbia, dato che l’ipotesi è decisamente carente di prospettive di sviluppo. Sull’asse Tarquinia – Civitavecchia si può invece giocare la carta del decollo socio-economico e culturale dell’Alto Lazio. Non dividiamoci pertanto con posizioni campanilistiche, ma uniamoci su proposte logiche, credibili, cha abbiano una reale possibilità di accoglimento, poiché se si perde questa occasione si rischia di restare in questa condizione di relativo sottosviluppo per altri cento anni. Agli amministratori il compito di dimostrare di essere all’altezza della situazione, di interpretare le reali esigenze di un territorio e delle sue popolazioni, di agire per la tutela degli interessi delle comunità locali e non nella logica dell’appartenenza partitica o in funzione di un appuntamento elettorale.
Il Consiglio direttivo
dell’Associazione ”Il Trittico”


