“Dopo qualche giorno dalla Sua investitura, ho deciso di scriverLe queste poche righe nel mio pessimo, ma sincero italiano. Parole che hanno la presunzione di raggiungere la Sua coscienza, come quella di tutta la comunità e che affido alla stampa proprio perché è la comunità che merita di avere una spiegazione direttamente da Lei. Mi chiamo Gino Marzi e sono nato in questa città 36 anni fa, nella parrocchia dove Lei è stato nominato pastore di questo gregge. S.Francesco da Paola, quella chiesa dove sono stato battezzato, comunicato, cresimato e sposato e che trent’anni fa era una cattedrale nel deserto. Un’architettura scarna in tufo, eretta in un quartiere popolare pieno di gente vera, lavoratrice, umile e sincera. Una comunità che fra mille problemi è riuscita sempre a far essere quella chiesa la casa di Dio nella quale tutti si era uguali, ben accetti e coinvolti in molteplici attività spirituali, culturali e di solidarietà. Nell’oratorio ho dato i primi calci al pallone, nel teatro ho suonato le prime note con la chitarra. Ho cantato e suonato per anni, insieme a tanti amici ed amiche per allietare le messe domenicali. Ho cantato nella corale diretta da un maestro elementare, di cui sotto conoscerà qualche particolare. Gino Marzi, sicuramente non le dirà nulla il mio nome, ma a molti parrocchiani farà tornare in mente il nome di Giuseppe Marzi, o il Maestro Pino, come mio padre è conosciuto da tutti nella nostra ormai grande città. Provi a chiedere in giro, nelle scuole, nei circoli culturali, nelle parrocchie, alla comunità Mondo Nuovo, domandi chi è il Maestro Pino, probabilmente avrà la stessa descrizione che Le sto per dare.
Potrei dirle che Pino Marzi è colui il quale ha dedicato due anni di vita, sottraendolo con gioia e dedizione alla famiglia ed a se stesso, per dipingere un’abside di quasi trecento metri quadrati. Opera di proprietà di tutta la comunità diocesana e che nel giorno nel quale sarebbe stata la giusta cornice per accogliere il nuovo pastore, si è vista mettere un bavaglio in faccia. Potrei dirle che Pino Marzi è un umile maestro elementare che ha insegnato a migliaia di bambini, oggi uomini, il rispetto verso il prossimo e la gioia di dividere con gli altri le proprie capacità, i Talenti, come ci insegna la parola di Dio. Per ultimo potrei anche dirle che è un Padre straordinario e che probabilmente se non fosse stato per l’amore che provo per lui e per come lo vedo dispiaciuto, non avrei avuto il coraggio di fare tutto questo, ma Lei mi insegna che l’amore verso i padri fa fare l’impensabile. Venire a S.Francesco da Paola, nella Mia parrocchia, per dareLe il benvenuto, e vedere un telo bianco inchiodato, coprire quasi per intero, l’opera di mio padre, è stato mortificante. Le scrivo solo dopo qualche giorno perchè leggo negli occhi di mio Padre un’amarezza profonda, anche dopo qualche tempo. La prego, quindi, di voler spiegare a lui e a tutta la comunità, che per anni ha goduto di quest’opera, come può essere stata possibile una cosa del genere. Mio è l’onere e l’onore di farlo presente a Lei, come Vescovo e come studioso ed appassionato di arte, con tutto il rispetto che Lei merita e che spero vorrà riconoscere ad un uomo, dalle doti umane immense e sempre a disposizione del prossimo. Nonché nei confronti della comunità tutta e di un’opera che resterà, oltre me e lei, testimone della vocazione degli uomini verso Dio.”
Gino Marzi


