Società
22 Aprile 2013
Fondazione e Avis insieme per combattere l'emergenza sangue

FONDAZIONETra gli allarmi che da sempre accompagnano ogni inizio di estate (non solo nel territorio civitavecchiese) c’è da sempre quello relativo all’emergenza sangue.
E proprio per affrontare al meglio il periodo estivo l’Avis ha presentato anche quest’anno un progetto di medicina preventiva, finanziato per la seconda volta consecutiva dalla Fondazione Cariciv per circa 18 mila euro, che mira a sensibilizzare la popolazione rispetto alla necessità di compiere un gesto di solidarietà per soddisfare il fabbisogno ematico che in città si aggira intorno alle 9 unità al giorno. «Il nostro compito – ha detto il presidente dell’associazione – è naturalmente quello di diffondere il messaggio della donazione anche attraverso esempi come Adalberto Vucetic, donatore storico dell’Avis, che ha al suo attivo ben 154 donazioni o attraverso i ragazzi del servizio civile e i volontari come Marianna e Manuele Coppola. Purtroppo – prosegue Iacomelli – non possiamo impiegare in queste attività grandi risorse finanziarie, dal momento che la Asl è in ritardo di oltre un anno e mezzo con i rimborsi stabiliti dalla convenzione, ma dobbiamo necessariamente affidarci a contributi esterni di enti come appunto la Fondazione Cariciv. D’altra parte – conclude il presidente dell’Avis – il San Paolo sta lentamente crescendo e si fanno sempre più interventi specialistici. Non vorremmo che questi miglioramenti fosse vanificati dalla carenza di sangue».
Piena soddisfazione per il progetto è stata espressa anche dal presidente della Fondazione Cariciv Vincenzo Cacciaglia, che, pur ammettendo le perplessità iniziali per un progetto che prevede in sostanza una massiccia campagna di comunicazione (10 trasmissioni televisive, uno spot radiofonico con 900 passaggi e ancora manifesti, brochure e incontri), ha spiegato come l’ente abbia infine deciso di dare il proprio placet all’iniziativa e sia ora ben contento di supportare progetti con scopi così nobili. «In fondo – ha aggiunto – riteniamo anche che questo genere di comunicazione abbia una valenza sociale importante per la crescita di una comunità: difficilmente infatti ragazzo che faccia proprio il messaggio della donazione, per fare un esempio, compirà atti di bullismo o di vandalismo. Dunque – ha concluso Cacciaglia – l’auspicio è che un progetto come questo, oltre ad affrontare nel concreto il problema della carenza di sangue è utile anche alla diffusione di messaggi come il rispetto per il prossimo».