Ora che abbiamo un nuovo sindaco,e che tutti hanno “finalmente il loro ruolo,diamoci da fare per i nostri cittadini diversamente abili,che ormai da troppo tempo lamentano la gravissima situazione in cui riversano le nostre strade.
Cittadini da me ascoltati che non possono neppure uscire dalle loro abitazioni per fare una normalissima passeggiata,per non incombere in quegli ostacoli che si chiamano barriere architettoniche. La precedente amministrazione urlava a gran voce che si sarebbe risolta la situazione in breve tempo,ma aime’la caduta della giuta saladini non ha sostano all’interno del comune per il tempo necessario per attuare tale promessa. I nostri cittadini diversamente abili sono stanchi di essere presi in giro da persone che promettono solamente in campagna elettorale,e’arrivato il momento di agire e di risolvere una volta per tutti questa situazione. Una situazione che dura da troppo tempo.
Non pensiamo solamente al disagio fisico di queste persone,ma almeno una volta proviamo a capire anche il disagio psicologico che devono affrontare,vivendo in una città che ancora fa’ distinzioni catalogando cittadini di serie A e di serie B.
Chi ha una menomazione, deve considerare la propria vita in termini diversi da chi non ce l’ha. Ma la diversità non sta nel negare uguali aspirazioni, uguali bisogni; sta nel capire che occorre un percorso originale. La nostra città purtroppo non offre niente di originale per i nostri cittadini diversamente abili,costretti il più delle volte a chiede aiuto tra i passanti per poter aggira un ostacolo,sentendosi ulteriormente incapaci di cavarsela da soli. Essere oggetto di compassione da parte degli altri in maniera permanente è una perdita di dignità reciproca. L’atteggiamento pietistico nei confronti di una persona disabile significa pensare sostanzialmente in termini di “poverino” o “poverina”, ed è una modalità di rendere l’altro stabilmente inferiore, subordinato. Fa scattare delle ribellioni o degli adattamenti nocivi ai rapporti. La ricerca di comprensione può essere a volte anche caratterizzata dalla necessità di vincere la resistenza al dover far ripetere le cosa a un disabile che parla con delle difficoltà a essere capito o capita. A volte succede che chi ascolta ritiene di non dover chiedere di ripetere, accetta quello che arriva senza capirlo, sorride e non ha capito; e questo è un grave limite che va nell’ordine della compassione, poco utile se non addirittura dannosa. Il compianto per l’altro fa sì che l’altro diventi non solo disabile ma soprattutto marginale e, anche non volendolo, soggetto che chiede elemosina, povero alla porta dei ricchi abili. Non abbiamo molte regole da osservare, ma alcune sono fondamentali. Andando in automobile: se c’è un posteggio con il contrassegno per persone disabili, rispettiamolo. Non pensiamo: “Visto che non c’è nessun disabile nelle vicinanze mi è più comodo appoggiare la mia automobile qui che non cinquanta metri più in là”. Andando in automobile: se c’è un posteggio con il contrassegno per persone disabili, rispettiamolo. Non pensiamo: “Visto che non c’è nessun disabile nelle vicinanze mi è più comodo appoggiare la mia automobile qui che non cinquanta metri più in là”. Queste piccole regole nell’organizzazione della vita civile sono assolutamente trascurate nella nostra città. Iniziamo da questi piccoli suggerimenti e giro questa mia alle persone che si sono prese la responsabilità di investire alcuni ruoli. Ruoli che devono essere di aiuto all’intera città.
Gabriele Tifi
Polo Civico


