Cronaca
22 Aprile 2013
Polemiche sul crocefisso fatto togliere da don Picu al Gedila

E’ protesta sul crocefisso che don Giorgio Picu, parroco della chiesa del Gesù Divino Lavoratore, avrebbe fatto togliere sabato scorso. Da una parte i fedeli che, infuriati, lo rivogliono al suo posto, a sormontare l’altare come è stato da almeno trenta anni a questa parte. Dall’altra lo stesso don Picu che difende la scelta di «spostarlo – come ha spiegato – in un luogo più idoneo». La scoperta l’hanno fatta sabato pomeriggio i frequentatori della parrocchia, nel giorno della processione per San Cornelio, il Papa a cui è stata intitolata la chiesa proprio da don Picu, qualche anno fa. E subito ha suscitato malumore. Prima un mormorio, poi una protesta vera e propria, con i fedeli contrariati «perché – hanno spiegato – è inammissibile che venga tolto dalla chiesa il simbolo cristiano per eccellenza, quel crocefisso che peraltro è sempre stato lì, al suo posto, ad accogliere noi. Anzi, qualcuno dice anche di aver ricevuto delle grazie. A maggior ragione non doveva essere spostato». Ma il crocefisso, alto quasi due metri, sarebbe al momento sottoposto ad una sorta di restauro, o meglio pulizia «proprio perché – ha spiegato don Picu – era rimasto sempre nella stessa posizione per oltre trenta anni». Ed il sacerdote, al quale DONnessun parrocchiano avrebbe chiesto direttamente spiegazioni, ma che invece avrebbe ricevuto, come lui stesso ha sottolineato, il parere positivo da parte del Vescovo, mons. Carlo Chenis, ha sottolineato che il crocefisso andrà nel nuovo locale, pronto tra qualche giorno, dedicato alle confessioni. «L’immagine di Cristo sulla croce è meglio in un ambiente come quello del riconoscimento dei propri peccati e del perdono – ha aggiunto – mentre nella chiesa, simbolo di festa, abbiamo preferito un’immagine della Madonna con il Bambino. Si tratta della prima parte di un trittico che abbiamo commissionato a Roma, curata dalla commissione speciale di arte religiosa che ha scelto di basarsi sulla tecnica del 1200». Nessun ‘‘sacrilegio’’ come qualcuno può aver pensato, ma uno spostamento che però, certamente, non gode dell’approvazione dei fedeli.