Grido d’allarme dei rettori per il Consorzio Università per Civitavecchia. Due giorni fa, i ‘‘magnifici’’ della Sapienza e della Tuscia, rispettivamente Renato Guarini e Marco Mancini, hanno scritto al sindaco Gianni Moscherini e agli altri componenti del consiglio di amministrazione del consorzio per lanciare quello che suona come un vero e proprio ultimatum: «A meno di eccezionali novità – si legge nella lettera – i Senati Accademici hanno deciso di sospendere immediatamente le immatricolazioni per il prossimo anno accademico».
Guarini e Mancini definiscono infatti «drammatica la situazione amministrativa in cui versa il consorzio». Secondo i due rettori «le discontinuità degli ultimi tempi, non imputabili alla nostra volontà, hanno determinato una situazione di difficoltà del consiglio di amministrazione, che peraltro si trova ora nuovamente con l’assenza dei componenti di desginazione comunale». In sostanza, il Consorzio non ha neppure approvato gli ultimi due bilanci, finendo per andare incontro ad una autentica paralisi, con conseguenze devastanti per ogni prospettiva non solo di crescita, ma anche solo di permanenza dell’Università a Civitavecchia.
Il Cda è composto di 11 membri: 6 nominati dai due atenei (3 ciascuno, fra La Sapienza e La Tuscia), 1 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia e 4 dal Comune di Civitavecchia. Al momento, per il Pincio è in carica soltanto l’ex segretario generale, Pompeo Savarino, che aveva vinto anche un ricorso al Tar contro la sostituzione operata dalla Giunta Saladini. Mentre i tre componenti nominati dal commissario Iurato si sono dimessi con l’insediamento della nuova amministrazione, che deve ora, in tempi strettissimi, provvedere alle 3 nuove designazioni.
Nel frattempo, comunque, il sindaco ha subito fissato un incontro con Mancini e Guarini, che in un primo momento avrebbe dovuto tenersi il 2 luglio, ma che, per impegni di uno dei due rettori, dovrebbe poi slittare di qualche giorno. In quella sede sarà inevitabile parlare anche dei costi dell’università decentrata: il Pincio attualmente garantisce circa 400.000 euro l’anno, oltre alle manutenzioni, altri costi di gestione ed i tre dipendenti distaccati come personale di segreteria. Il ‘‘buco nero’’ riguarda i soldi che l’Enel si era impegnata a versare nell’ambito dell’accordo sulla conversione di Tvn: 500.000 euro l’anno che avrebbero dovuto finanziare nuovi corsi attinenti le materie nergetiche ed ambientali. Di quei corsi, e quindi dei soldi – garantiti al Comune – si è persa ogni traccia.

