di PAOLO BECCHETTI
Vi sono sei buone ragioni per votare SI al referendum di domenica altre alla generecità e demagogia pura dei motivi addotti dalle sinistre per votare no.
Le sei ragioni sono le seguenti:
1) Eliminazione del cosiddetto bicameralismo perfetto nella formazione delle leggi.
2) Definizione chiara della forma di Governo e dei poteri del Capo del Governo.
3) Eliminazione dei gravi problemi creati dalla riforma fatta nel 2001 dalle sinistre in materia di legislazione concorrente.
4) Fissazione del principio dell’interesse nazionale.
5) Riduzione del numero dei parlamentari.
6) Impatto politico del SI e del NO.
Ovviamente la riduzione a sei è una semplificazione ed anch’io sono del parere che in futuro bisognerà rimetterci le mani e tuttavia un conto sarà ripartire da zero, se prevarrà il No, ed altra cosa invece sarà lavorare su un testo già strutturato sia pure da aggiustare.
Vediamo le sei ragioni una alla volta:
1) Attualmente per fare una legge occorre il voto di Camera e Senato sullo stesso identico testo, virgole comprese. Ne consegue che, adesso, basta che cambi una virgola e la legge rimbalza da Camera a Senato e viceversa, talora più volte con un lavoro defatigante e perditempo.
Con la riforma la Camera fa certe leggi ed il Senato ne fa altre senza rimpalli e con definizione chiara delle competenze.
2) Attualmente il Capo dell’Esecutivo è il responsabile politico dell’azione di Governo, ma non può nà© nominare nà© revocare i Ministri.
Un vero e proprio re travicello.
Con la riforma il Premier è eletto dal popolo come capo di una coalizione, il Presidente della Repubblica deve nominare il Premier scelto dal Popolo e ne garantisce la continuità .
La caduta del Governo comporta lo scioglimento delle Camere e non sono possibili tradimenti, imbrogli ed inganni degli elettori.
3) Con la riforma fatta nel 2001 dalle sinistre con soli quattro voti di maggioranza è stato creato un mostro costituzionale e cioè la cosiddetta legislazione concorrente fra Stato e regioni.
In pratica si tratta del fatto che su diverse stesse materie possono fare leggi sia lo Stato che le Regioni.
Ciò ha provocato dal 2001 ad oggi centinaia di conflitti di attribuzione ( così si chiamano) tra Stato e Regioni, con giudizi pendenti davanti alla Corte Costituzionale che ne è intasata.
Con la Riforma vengono eliminate moltissime sovrapposizioni di competenze e vengono definite con contorni chiari quelle che restano ( ad esempio in materia di sanità , polizia amministrativa ecc. )
4) Ogni legge nazionale o regionale dovrà essere parametrata al fondamentale principio dell’interesse nazionale, garanzia e contrappeso al rafforzamento dei poteri delle regioni ( la cosiddetta devolution, che devolution non è !).
Roma è, per norma costituzionale, la Capitale d’Italia, e prima non vi era questo principio.
5) I Parlamentari vengono ridotti di 175 unità . Ogni parlamentare, tra costi diretti ( stipendi, indennità ecc.) ed indiretti costa almeno 500.000,00 Euro l’anno.
Ciò significa che sulle casse dello stato graveranno 90 milioni di Euro l’anno in meno.
Ciò significa anche che i parlamentari ridotti dovranno lavorare di più e potranno lavorare meglio.
6) Infine se prevarrà il SI si potrà sicuramente in futuro apportare le correzioni necessarie od utili, trasformando la nostra costituzione dal tipo rigido a quello più flessibile, che si adatta ad una società che evoluisce a velocità supersonica.
Se invece prevarrà il NO le riforme più che necessarie si bloccheranno e riprenderanno il sopravvento le forze della conservazione e della restaurazione, perfettamente incarnate, rappresentate, difese e garantite dal Governo Prodi, con esse connivente.
Politica
20 Maggio 2013
Referendum, le ragioni di un sì

