CIVITAVECCHIA – Il diritto all’istruzione e alla cultura non deve avere confini. Anche i docenti dell’Itis Marconi di Civitavecchia sostengono la campagna mondiale #BringBackOurGirls per la liberazione delle oltre duecento liceali rapite a metà aprile dagli uomini di Boko Haram, nel nord della Nigeria. Un’azione organizzata dagli estremisti islamici contro la scelta compiuta da queste coraggiose ragazze di costruirsi un futuro seguendo un percorso scolastico. Dal rapimento delle studentesse è cominciata una campagna in Nigeria, lanciata da alcuni attivisti su Twitter, per chiederne la liberazione e soprattutto per attirare l’attenzione della comunità internazionale sulla vicenda. Infatti il governo nigeriano negava che il rapimento fosse avvenuto. Per settimane il presidente nigeriano Goodluck Jonathan non si è espresso sulla vicenda se non per sostenere che il rapimento fosse una montatura. Ma dopo le pressioni interne e soprattutto internazionali il suo portavoce Doyin Okupe ha ribadito lo sforzo del capo dello stato e del governo per la liberazione delle studentesse.
L’hashtag #BringBackOurGirls, dopo che la regista Ramaa Mosley per prima lo ha usato, ha fatto il giro del mondo e ha avuto una diffusione virale: anche la first lady statunitense Michelle Obama hanno partecipato alla campagna. E stato diffuso poi dall’attivista nigeriano Ibrahim M. Abdullahi che ha costituito una squadra di venti persone per promuovere la campagna sui social network e ha aperto un account Twitter per gestirla. Aderire all’appello con l’hashtag #BringBackOurGirls, lanciato sui social network anche dalla giovane attivista pakistana Malala Yousafzai, per dire no all’ignoranza e al terrore è un impegno civile e morale imprescindibile.
Scuola e Università
22 Maggio 2014
I docenti del Marconi aderiscono all'appello #BringBackOurGirls

