ROMA-«Non c’è nessun reato di nessun tipo, l’assemblea era stata convocata regolarmente». Il ministro per i Beni, le Attività culturali e il Turismo Dario Franceschini risponde al Question time alla Camera sul ‘decreto Colosseo’ votato in Consiglio dei ministri il 18 settembre, dopo l’assemblea dei lavoratori che ha tenuto chiuso per tre ore il monumento-simbolo di Roma con migliaia di turisti rimasti a bocca asciutta. «Ai sindacati era stato comunicato prima dell’assemblea che erano stati sbloccati sia i compensi per gli straordinari che per le turnazioni, con tempi che però non era stato possibile accelerare. Queste buone ragioni non sono sufficienti per creare un danno ai turisti e all’immagine del Paese», ha aggiunto il ministro.Il titolare del Mibact ha nuovamente sottolineato che «non c’è nessun reato. L’assemblea è stata convocata regolarmente» e che in conseguenza al danno di immagine prodotto si è deciso di cambiare la legge. Tra l’altro, secondo il ministro, le ragioni dei dipendenti sono comprensibili solo in parte. In particolare, in merito agli straordinari non pagati il ministero aveva già comunicato ai sindacati in data 11-14 e 17 settembre che «erano stati sbloccati sia i compensi straordinari sia i compensi per le turnazioni, secondo tempi purtroppo lunghi ma che non è stato possibile accelerare». Il ministro ha quindi reso noto che «stiamo lavorando con il Mef perché in futuro non si produca più un ritardo nei pagamenti degli straordinari da quando sono stati effettuati».
Il decreto legge che riconosce i beni culturali come un servizio pubblico essenziale «non rappresenta un attacco ai diritti dei lavoratori», ha continuato il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini. Che ha definito il provvedimento «una conquista di civiltà», spiegando che le nuove norme «non ledono il diritto dei lavoratori di sciopero e assemblea. Semplicemente, con buon senso nei servizi a forte impatto pubblico, quando si decide uno sciopero o un’assemblea, parte una trattativa con il Garante per decidere le modalità, ma senza impattare negativamente su utenza e cittadini». Franceschini ha poi definito «sciocchi» i retroscena perché «il decreto è di una riga e non è vero che era tutto pronto», il governo ha deciso di intervenire dopo «il grave danno di immagine creato dalla chiusura del Colosseo per l’assemblea».
Cronaca
23 Settembre 2015
Caos Colosseo, interviene il Ministro sulle proteste


