Politica
7 Ottobre 2015
Si apre il fascicolo su Marino

ROMA-La procura di Roma ha aperto un fascicolo sulle spese del sindaco Ignazio Marino, dopo gli esposti presentati da Fratelli d’Italia e dal Movimento 5 Stelle. Il fascicolo per ora è senza ipotesi di reato né iscrizioni. L’incartamento è stato affidato al pm Roberto Felici con il pool reati contro la pubblica amministrazione. E in serata scoppia anche la grana della Comunità di Sant’Egidio che ribadisce a chiare lettere che, nonostante quello che ha dichiarato per scritto il sindaco, nessun suo rappresentante è mai stato a cena con Marino, men che meno a spese dell’amministrazione capitolina.
Marino: «150 euro per cena con i rappresentanti di Sant’Egidio». Ma la Comunità lo smentisce. Nel mirino le spese di rappresentanza sostenute dal sindaco Ignazio Marino con la carta di credito del Campidoglio, messe on line dalla stessa amministrazione per il principio della trasparenza. Ma ecco che spuntano cene istituzionali nei weekend o nei giorni di festa avvenuti soprattutto nel ristorante sotto casa, spuntini serali fatturati cinque mesi dopo averli consumati, convivi con medici del Gemelli, chirurghi stranieri, parlamentari vari, associazioni di volontariato. In totale: 150mila euro di spese di rappresentanza in un anno. In media 12.500 euro al mese. Numeri che hanno provocato una pioggia di esposti da parte delle opposizioni che si sono rivolti alle procure di piazzale Clodio e viale Mazzini.L’avvio dell’indagine è stato disposto dal procuratore capo Giuseppe Pignatone in seguito alla presentazione degli esposti. In quelli presentati da Fdi e M5s si ipotizzava il reato di peculato. Interviene l’assessore alla Legalità Alfonso Sabella, magistrato: «Si tratta di una non-notizia: aprire un fascicolo a seguito di una denuncia è semplicemente un atto dovuto. Il sindaco ha agito con correttezza e trasparenza».Ma intanto la Comunità di Sant’Egidio smentisce di aver mai preso parte a una cena pagata dal sindaco Marino, tantomeno a quella del 26 ottobre 2013 nel ristorante romano «Sapore di Mare» in cui invece si fa riferimento nel documento del Campidoglio con il rendiconto delle spese del primo cittadino.