Roma (Labitalia) – Sette proposte da introdurre nel sistema pensionistico italiano. Sono quelle presentate dall’Inca, il patronato della Cgil, in occasione del seminario ‘Pensioni: la povertà del sistema contributivo’. Per prima cosa, l’Inca chiede di «reintrodurre l’integrazione al minimo, per integrare importi di pensione troppo bassi che non raggiungono neppure il minimo vitale». Il patronato auspica «l’eliminazione dei massimali alla contribuzione figurativa sui trattamenti legati alla disoccupazione involontaria Naspi, perché le persone vengono penalizzate due volte, prima quando perdono il lavoro e successivamente per la misura della propria pensione che si riduce».
Chiede, inoltre, di «diversificare l’aspettativa di vita tenendo in considerazione che le varie tipologie di lavoro non sono tutte uguali». «In particolare, necessitano una particolare attenzione i lavori usuranti per consentire un’uscita anticipata dal lavoro, aggiornando anche i coefficienti di trasformazione per il calcolo della misura», avverte.
L’Inca propone, quindi, di «eliminare le incongruenze e le disparità tra lavoratori, come ad esempio la possibilità di andare in pensione anticipatamente solo per coloro che maturano importi di pensione più alti». Oltre che di «introdurre la possibilità di riscatto della maternità facoltativa, anche oltre i cinque anni previsti, ed eliminare la diversa valorizzazione retributiva dei periodi figurativi».
Il patronato della Cgil rilancia, poi, «l’opzione donna, riducendo il danno economico attraverso la revisione del metodo di calcolo di queste pensioni: non dimentichiamo che l’esigenza di reintrodurre una maggiore flessibilità di uscita dal lavoro investe anche gli uomini». E auspica, infine, di «considerare le maggiorazioni contributive previste per determinate categorie di lavoratori (esempio invalidi civili, del lavoro, non vedenti e sordo muti) ai fini del calcolo della pensione». «Nel sistema pensionistico italiano è necessario introdurre un ‘tasso di solidarietà’, in modo che certe situazioni limite possano avere delle risposte», afferma Morena Piccinini, presidente dell’Inca, spiegando: «Nel dossier che abbiamo presentato -spiega- abbiamo messo in evidenza delle situazioni, nelle quali applicando rigidamente il criterio del calcolo contributivo si creano fenomeni di vera e propria povertà e di disperazione. Secondo noi -avverte Morena Piccinini- una persona non può pagare per tutta la vita il fatto di avere un problema di salute o di avere un genitore che decede in età giovane con pochi contributi». «Nel vecchio sistema -ricorda- c’era il paracadute che era dato dall’integrazione al minimo, oggi questo non c’è più. Bisogna intervenire solidalmente in quelle situazioni, oltre naturalmente a risolvere definitivamente i problemi degli esodati, dell’opzione donna e della flessibilità che oggi è di attualità per quanto riguarda le uscite in un sistema che è diventato rigidissimo dopo i provvedimenti della Monti-Fornero». «Nei prossimi cinque-sei anni -ammette la presidente dell’Inca- assisteremo alla graduale uscita dal mondo del lavoro di coloro che andranno in pensione con il sistema prevalentemente retributivo, avendo già maturato 18 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995. Successivamente -sottolinea- la popolazione attiva che si avvicina al pensionamento sarà composta da coloro che avranno diritto al calcolo con il sistema misto (non avendo maturato i 18 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995)».
«Diventeranno sempre più numerose -assicura- le fasce di persone per le quali si applicherà il solo calcolo contributivo per la liquidazione delle loro pensioni. Riteniamo che, anche per ragionare in prospettiva, sia utile l’attenzione proprio su questa ultima fascia. Oggi è ancora possibile -continua Morena Piccinini- introdurre una serie di correttivi che, a nostro avviso, con una spesa limitata e spalmata negli anni, andrebbero ad alleviare tante situazioni di disagio e di povertà che rischiano di diventare situazioni di esclusione sociale».

