ROMA-C’è anche il nome dell’ex sottosegretario alle Infrastrutture Luigi Meduri fra le 10 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Roma. Nell’inchiesta delle fiamme gialle, chiamata ‘Dama nera’, sono coinvolti 5 dirigenti e funzionari dell’Anas della Direzione generale di Roma, 3 imprenditori, titolari di aziende appaltatrici di primarie opere pubbliche e un avvocato, oltre allo stesso Meduri. L’esponente politico ha ricoperto il suo incarico come membro della Margherita dal maggio 2006 al maggio 2008, durante il secondo governo Prodi, con Antonio Di Pietro ministro. Dal gennaio 1999 all’aprile 2000 era stato presidente della Regione Calabria. Meduri, nato a Reggio Calabria nel 1942, fino ad oggi era membro dell’assemblea nazionale del Pd, ma dopo l’arresto, la Commissione nazionale di garanzia del Partito democratico ha deciso di sospenderlo dall’albo degli iscritti e degli elettori e dagli organismi di cui fa parte con provvedimento immediatamente esecutivo. Meduri non è più in Parlamento dal 2006. ‘La dama nera’.
L’Autorità nazionale anticorruzione chiederà gli atti relativi all’inchiesta. Le ipotesi di reato sono associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e voto di scambio. Sono in corso anche 100 perquisizioni, in undici regioni diverse. Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, ha fatto sapere che il nuovo presidente di Anas, Gianni Vittorio Armani, è estraneo ai fatti e si costituerà parte offesa.
«La mia sensazione leggendo le carte, Che sono prevalentemente, ma non solo, intercettazioni, è la sensazione deprimente della quotidianità della corruzione», ha aggiunto Pignatone che ha ricostruito i movimenti di Antonella Accroianò, una dirigente dell’Anas coinvolta nelle tangenti. «La principale indagata, chiamata la ‘dama nera’, va in ufficio per lavorare – ha riferito Pignatone – ma il suo lavoro è gestire il flusso continuo della corruzione: c’è la borsa sempre aperta, arriva qualcuno e ci mette una busta. Tratta pure male i collaboratori, che non sono ritenuti all’altezza nell’avere a che fare con gli imprenditori per riscuotere le mazzette. La sensazione della lettura di queste carte è la quodidianità della corruzione vista come cosa normale», ha continuato Pignatone. Secondo l’indagine la Accroianò, avrebbe chiesto a Meduri di aiutare la carriera politica del fratello, in Calabria. Meduri avrebbe svolto il ruolo di mediatore in un episodio di corruzione che chiama in causa i vertici dell’Azienda delle strade.
Cronaca
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