ROMA – «Una piazza che mi da coraggio. Se mi chiedete di ripensarci io lo farò». Domenica intorno alle 13, Marino sulla scalinata che affaccia su piazza del Campidoglio esplicita l’ipotesi di ritirare le sue dimissioni da sindaco di Roma entro il 2 novembre, data in cui diventerebbero effettive. «Noi non inseguiamo sogni, noi sogniamo il futuro della nostra città che è la capitale d’Italia. Noi siamo realisti – dice citando Che Guevara – e vogliamo l’impossibile».»State scrivendo una pagina straordinaria di democrazia che più di tante parole sigla l’unione tra romane e romani e il suo sindaco – aggiunge al microfono guardando dall’alto i suoi supporter – In questi due anni abbiamo strappato il cancro di parentopoli di chi da queste stesse scale si era presentato col saluto romano. Noi abbiamo portato le decisioni dai salotti cosiddetti buoni all’aria aperta. Abbiamo scelto sulla base del merito e delle competenze e non degli amici degli amici o sulla base delle tessere del partito» spiega, difendendo il suo operato. «Certamente abbiamo fatto degli errori e me ne assumo le responsabilità – ammette – Ma chi entrando in una casa distrutta ha il dono dell’infallibilità?». «Il 5 novembre – prosegue – comincerà un processo storico (quello di Mafia capitale, ndr) che porterà alla sbarra coloro che hanno sfruttato i poveri. Noi come Comune saremo parte civile» ribadisce. Poi attacca: «Ci siamo sicuramente fatti dei nemici. Qualcuno vorrebbe fermare questo percorso di cambiamento, proprio adesso che la città può ripartire». E, galvanizzato dai «suoi», annuncia: «Voi chiedete di ripensare alle dimissioni. Non vi deluderò. La politica non si esercita nelle stanze chiuse ma nelle piazze. Dobbiamo chiedere un confronto a tutti gli eletti». A cominciare dal «Partito Democratico, Sel, e Lista Civica».Secondo il parlamentare Pd Marco Miccoli, ex segretario romano e vicino al sindaco «Marino ha sempre sofferto il rapporto con il partito e non è stato sostenuto a dovere. Il sindaco sta pensando di andare in Aula e chiedere la fiducia. Costringendo il Pd a votargli contro insieme alla destra. Combatterà fino alla fine». E circolerebbe la proposta di una sorta di appoggio esterno: «Aprire un confronto che duri sei mesi. In questo periodo Marino resta sindaco e il Pd di volta in volta decide se appoggiare le sue proposte». Ma l’assessore Stefano Esposito, senatore Pd, gela: «Marino? Un’esperienza chiusa. Per quanto riguarda il Pd non cambia nulla. La posizione del partito e del gruppo consiliare è chiara. Le piazze democratiche sono sempre belle ma oggi ho visto più che molto Pd parecchie bandiere di forze politiche avversarie del Pd, come Sel Rifondazione e soprattutto cartelli contro Renzi».A raccogliere l’appello dei «Marino boys» è il capogruppo di Sel, in Campidoglio: «E’ necessario ascoltare la piazza in Campidoglio. Il Sindaco venga in Aula a riferire le sue intenzioni e proposte. Roma ha bisogno di un governo stabile e risorse per le periferie, per rafforzare i servizi sociali, per la mobilità pubblica».
Politica
26 Ottobre 2015
L’ ex sindaco Marino torna in piazza


