CIVITAVECCHIA – Una soluzione che soddisfa tutti anche perché, come hanno sottolineato dalla dirigenza aziendale della Rm4, era l’unica possibile e compatibile con le esigenze del territorio e quelle di una Regione che, in questi anni, ha rimesso mano alla sanità creando nuove reti di cura.
Dal 6 aprile scorso è infatti attiva la validazione a distanza nell’ambito del servizio immuno trasfusionale, tra il centro aziendale del San Paolo e l’ospedale San Filippo Neri di Roma. Due anni fa, infatti, la Regione ha deciso di ridefinire la rete trasfusionale regionale, assegnando al San Filippo Neri il ruolo di Hub, e quindi centro di riferimento, e Civitavecchia come spoke, oggi in realtà una sorta di sede distaccata dell’ospedale capitolino. La soluzione prospettata dalla Rm4, curata in particolare dal direttore sanitario Lauro Sciannamea, sembra essere oggi per tutti una valida alternativa. La prospettiva iniziale era quella di diventare un centro di raccolta sangue, con la lavorazione, stoccaggio ed assegnazione di sacche che sarebbe avvenuta esclusivamente a Roma, con problemi relativi a tempi e costi, e con una sacca di sangue che avrebbe dovuto percorrere circa 170 km tra andata e ritorno prima di poter essere assegnata.
Con l’ok del centro regionale sangue e della Regione stessa, da un mese si è partiti con la validazione a distanza, una sorta di telemedicina che consente di abbattere invece tempi e costi. Con il sangue che viene di fatto raccolto, lavorato all’occorrenza e assegnato direttamente a Civitavecchia, dopo la validazione telematica dei tecnici del San Filippo Neri. “Una alternativa importante – ha sottolineato uno dei due medici del centro, la dottoressa Maria Antonietta Grizzuti – soprattutto per l’emergenza e l’urgenza trasfusionale. Si è passati così dalle due ore e mezza circa previste con i viaggi, all’ora scarsa per l’assegnazione del sangue; e questi sono d’altronde i tempi per tutti”.
All’emoteca del San Paolo, come ha ricordato l’altro medico referente, il dottor Giorgio Arena, ci sono 8 sacche di 0 negativo “a disposizione dei due ospedali e per l’emergenza e 50 sacche dei vari gruppi – ha aggiunto – per le richieste ordinarie e le urgenze. Non è stato semplice accettare questo cambiamento, ma è l’unica soluzione valida”.
I numeri sul territorio parlano di circa 3000 unità di sangue trasfuse all’anno, con il tetto fissato a 10.000 per l’autonomia. All’anno vengono poi raccolte circa 3000 unità e, per fortuna, nonostante le incertezze, non vi è stato un crollo delle donazioni; inoltre, non essendo stata accreditata l’unità di raccolta di Tarquinia, iniziato ad arrivare donatori anche dalla città etrusca. E tutto si regge su due medici, tre tecnici, un biologo e tre infermieri.
“Per arrivare a questa soluzione – ha spiegato il direttore generale della Rm4 Giuseppe Quintavalle – abbiamo lavorato per mesi fianco a fianco con i tecnici del nostro hub di riferimento. Intanto, mentre proseguono i lavori per i nuovi locali nella ex rianimazione, finanziati dalla Regione Lazio, il servizio si svolge all’interno del centro “ponte”, quello provvisorio, che ha superato tutte le verifiche e risponde a tutte le caratteristiche di un vero centro definitivo”.
È stato poi il dottor Sciannamea a sottolineare come, portando a compimento questo percorso, si riesce ad utilizzare in modo razionale le risorse della Asl garantendo risposte adeguate all’utenza. “La soluzione tecnica approvata – ha sottolineato – è il miglior risultato in termini di tempo e di qualità”. “Un tassello in più – ha concluso il direttore ospedaliero Antonio Carbone – da aggiungere ad un ospedale che cresce quotidianamente, nonostante le difficoltà”.


