ROMA – L’inciucio romano non è bastato: Matteo Manunta è rimasto fuori dalla Città Metropolitana. Il giovane consigliere civitavecchiese, spedito a Roma da un cerchio magico consapevole del fatto che Cozzolino è tollerato forse da Sant’Agostino al Marangone, è diventato la vittima sacrificale di questa sciagurata tappa grillna. Da una parte abbracci e pacche sulla spalla da parte del sindaco e dei suoi lacchè, dall’altra una Civitavecchia a cinque stelle che a Roma non conta nulla. Tutti sanno dei problemi locali, nessuno vuole tra i piedi gente legata a questa amministrazione. Eppure il voto da 918 del consigliere capitolino Manunta lo ha incassato in linea con le indicazioni del direttorio, ma evidentemente non è bastato. Tra l’altro il sogno è durato qualche ora: il sito ufficiale della Città Metropolitana, riportando i nove seggi conquistati dal M5S, assegnava l’ultimo proprio a Manunta. Ma a quanto pare così non è.
Dopo De Vito, Ferrara, Fucci, Catini, Guerrini, Zotta, Colizza e Casto, ci sarebbe Pacetti e non Manunta. Un duro colpo, l’ennesimo, per un’amministrazione comunale che ormai segue spudoratamente un modello oligarchico, lontanissima dai problemi dei cittadini e istituzionalizzata al punto da fare invidia alla politica della prima Repubblica.
Sono mancati quattro voti di prima fascia (Civitavecchia), troppe defezioni nel Movimento 5 Stelle. Alla fine la vittoria scontata, decisa a tavolino dai vertici romani, non è arrivata, così come non è arrivata la vittoria schiacciante per la Raggi. «Civitavecchia non sarà rappresentata – ha commentato Manunta – e questo mi dispiace. Sui voti che sono mancati, farò le mie valutazioni». Una lezione che difficilmente il cerchio magico imparerà, abituato alla caccia alle streghe, pratica preferita a un sensato mea culpa. Naturalmente sono tanti i motivi che hanno portato a questa débâcle, dalla quale, a conti fatti, l’unico ad essersi salvato, è proprio il giovane Manunta.

