Sanità
20 Ottobre 2016
Amianto ad Anguillara: la Asl sollecita l’ordinanza per la regolarizzazione

di GRAZIAROSA VILLANI

ANGUILLARA SABAZIA – Finalmente qualcosa si muove riguardo i 6,500 metri quadri di amianto che coprono alcuni capannoni dello stabilimento Acqua Claudia. Ma è stato necessario che una cittadina presentasse una formale denuncia a vari organismi per chiedere la individuazione di specifiche responsabilità dei titolari della società che negli anni si sono succeduti alla proprietà dello stabilimento. Nella denuncia, formalizzata anche ai carabinieri di Anguillara, si fa presente che lo stato di conservazione dell’amianto si sta facendo sempre più preoccupante. 
Un problema annoso, noto da tempo, sul quale tuttavia nessuno si è preso la briga di intervenire in maniera risolutiva. Importante il provvedimento adottato ieri mattina dalla Responsabile del Sevizio Igiene e Sanità Pubblica Simona Ursino della Asl Roma 4 che “al sindaco di Anguillara di attivare gli uffici competenti affinché venga individuato l’attuale gestore dello stabilimento Acqua Claudia – attualmente sotto procedura di concordato fallimentare – e qualora non sia in grado di presentare la documentazione riportata dalla normativa, considerando i possibili gravi rischi per la salute pubblica” si sollecita l’emissione di una ordinanza finalizzata a fornire la documentazione entro 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza”. Ma esiste la documentazione? E cosa è previsto dalla legge? Tra le altre cose si prevede che “nel caso siano in opera materiali friabili si deve provvedere a far ispezionare la struttura almeno una volta l’anno, da personale in grado di valutare le condizioni dei materiali, redigendo un dettagliato rapporto corredato di documentazione fotografica. Copia del rapporto deve essere trasmessa alla Asl competente”. La situazione è tanto più grave se si considera che lo stabilimento di imbottigliamento si trova in una fase di scarsa operatività e sottoposta ad una procedura fallimentare ed è in qualche modo “fuori controllo”.  L’amianto è definita la fibra killer.  “Malgrado sia stato messo al bando nel 1992, con la legge 257, studi scientifici ed epidemiologici sostengono che nei prossimi 15 anni – si legge in un dossier Inail – assisteremo a un forte incremento delle malattie correlate alla fibra killer, quali l’asbestosi, il tumore della pleura (mesotelioma pleurico) e il carcinoma polmonare”. Cosa sta facendo al riguardo il curatore fallimentare Mario Pecoraro, cosa stanno facendo i sindacati sulla questione specifica impegnati nella trattativa?