Meningococco B: richiesta  in crescita esponenziale nella Rm4
Sanità
25 Novembre 2016
Meningococco B: richiesta in crescita esponenziale nella Rm4

CIVITAVECCHIA – Da gennaio 2015 a oggi si sono registrati 74 casi di meningite in Toscana, di cui 58 da meningococco C. I decessi sono stati 13, 7 soltanto nel 2016, di cui 6 avevano contratto il ceppo C. Una situazione che preoccupa, anche nel territorio. Perché se è vero, come spiegato dal dottor Stefano Sgricia (nella foto), direttore della Uoc Servizi alla Persona della Asl Rm4, che non ci si trova di fronte ad una epidemia, la maggiore frequenza di casi di meningite C, in fasce di età normalmente non colpite, deve far riflettere. L’esigenza è quella di vaccinare, per ridurre l’impatto. Si tratta pur sempre di una malattia che, anche quando ben curata, porta nel 10% dei casi a mortalità o comunque a gravi conseguenze permanenti. 

«Nella nostra azienda non abbiamo problemi di gestione – ha spiegato – sia come strutture e personale, sia come dosi di vaccini a disposizione. La richiesta è abbastanza elevata. Buona la percentuale di vaccinazione sia per il meningococco C, previsto all’interno del calendario regionale per l’età evolutiva, sia per il B che invece è a richiesta del paziente». Per il meningococco C si parla di circa 3000/3500 vaccinazioni all’anno, per il B – nonostante il costo di 78 euro a dose – la richiesta è in crescita esponenziale e sono già state eseguite diverse migliaia di vaccinazioni. Tra le 8 e le 9mila le dosi di esavalente per i bimbi, e altrettante quelle di antipneumococco. Ma c’è ancora molto da lavorare, secondo il dottor Sgricia. Spesso si devono convincere i genitori a vaccinare i propri figli, neonati. Il protocollo prevede colloqui, a cui spesso le famiglie neanche vogliono sottoporsi, tentando almeno di di garantire i fondamentali, dall’esavalente al morbillo. Il passaggio ultimo è quello di rivolgersi al tribunale.

«Spesso si reperiscono informazioni soltanto da internet – ha spiegato Sgricia – ma la troppa informazione a disposizione troppo spesso genera disinformazione. In Italia siamo solo la soglia del 95%, giudicata come soglia limite. Non vaccinare il 5 o 6% significa non proteggere ben 30mila bambini. Nella nostra Asl la percentuale di vaccinazione è buona, ma abbiamo diversi comuni della zona più interna e periferifica dove siamo sotto il 90%. E lì si deve intervenire».

A quanto pare, secondo gli ultimi dati a disposizone dell’azienda, per l’influenza la risposta dei cittadini è buona rispetto agli anni passati, probabilmente dovuta anche all’imponente campagna informativa a livello nazionale. Dal punto di vista pediatrico, invece, la strada è ancora in salita. Proprio ieri il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha sottolineato la volontà di proporre una legge per l’obbligo di vaccinazione per i bimbi che vanno al nido. «La proporrò in Consiglio regionale – ha spiegato – per combattere la diffusione di malattie pericolose e tutelare la salute dei più piccoli. Dopo l’Emilia Romagna facciamo un passo avanti di civiltà anche nel Lazio».

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