di FRANCESCO BALDINI
CIVITAVECCHIA – L’assessore alle Politiche sociali, Rita Visini, è intervenuta sull’ambizioso progetto di integrazione socio sanitaria, che nasce per facilitare le utenze.
Cos’è l’integrazione socio-sanitaria?
L’integrazione è un modo di concepire ed erogare i servizi sociali e sanitari a partire non dalla macchina amministrativa e burocratica, ma a partire dai bisogni delle persone. Le amministrazioni e i servizi pubblici sono abituati a ragionare per uffici, per sportelli: da una parte i servizi sociali per le disabilità, dall’altra quelli per i poveri, da un’altra parte ancora l’assistenza domiciliare, o gli ambulatori. Le necessità delle persone invece non sono fatte a compartimenti stagni, perché la persona è una. Un servizio sociale e sanitario integrato è un servizio che accoglie la persona nella sua unità e risponde ai suoi bisogni interconnessi fra di loro senza costringere alla rincorsa della burocrazia e al ping pong da un modulo all’altro.
Come verrà attuato a livello pratico il progetto? Come potranno usufruirne gli utenti?
Faccio un esempio pratico: un anziano con una autosufficienza ridotta ha bisogno di una pluralità di tipologie di assistenza. Ha bisogno di cure e terapie particolari, qualche volta a domicilio. Ha bisogno di persone che si prendano cura delle sue esigenze quotidiane, aiutando i familiari che altrimenti se ne devono fare carico da soli o sostituendo i familiari quando non ci sono o non possono. Ha bisogno di attività di socializzazione, perché l’isolamento rischia di ripercuotersi anche sul suo stato di salute. Spesso ha bisogno di un sostegno economico, magari per l’affitto, se non ce la fa da solo. Oggi per ognuno di questi servizi c’è uno sportello diverso, una domanda diversa, una pratica diversa. La riforma invece introduce il principio dell’integrazione tra servizi sanitari e sociali attraverso un piano personalizzato unico, predisposto da un’equipe multidimensionale che tiene conto di tutte le necessità della persona da assistere, e che viene sostenuto dal cosiddetto “budget di salute”, che è una metodologia adottata dai sistemi di welfare regionale più avanzati d’Europa.
Quanti fondi stanzierà la regione per permetterne la realizzazione?
Intanto abbiamo stanziato 9 milioni per aprire in tutto il Lazio i Punti unici di accesso, che sono i luoghi fisici in cui viene effettuata la presa in carico integrata della persona. Ma a partire dal bilancio 2017 una quota consistente delle risorse regionali sarà destinata alla governance del sistema per favorire l’integrazione dei servizi.
Quanto tempo sarà necessario per la realizzazione?
Non sarà un percorso semplice: il Lazio al momento ha una situazione difficile sul fronte dell’integrazione, specie in alcuni territori. Ci sarà molto da lavorare ma la riforma del welfare, la legge regionale 11/2016, è già in vigore e quindi abbiamo già cominciato.
Che benefici trarrà il sistema sanitario e sociale dalla collaborazione?
Lavoreremo tutti meglio, e razionalizzeremo anche la spesa: soldi che oggi vengono spesi nella duplicazione di percorsi e meccanismi di erogazione che domani potremo investire per aumentare e migliorare i servizi. E soprattutto saremo in grado di dare risposte più efficaci ed efficienti ai bisogni delle persone più fragili.
Visini ha aggiunto: «Credo che questo sia il momento decisivo per raggiungere l’obiettivo dell’integrazione socio-sanitaria. Ci hanno provato in tanti e i tentativi del passato si sono quasi sempre risolti in un nulla di fatto. Oggi ci sono una legislazione nuova e moderna, le condizioni e il clima positivo per arrivare all’obiettivo. Questa fiducia è sostenuta dal lavoro comune che sanità e sociale hanno sperimentato in questi ultimi anni su molte questioni. Insomma, è finito il tempo dell’integrazione socio-sanitaria a parole, è arrivato il tempo dell’integrazione nei fatti. Anche perché l’orizzonte comune non è solo quello di integrare le politiche per la salute e le politiche sociali, ma di far sì che la tutela e la promozione della salute e il benessere e l’inclusione sociale – ha concluso – diventino preminenti e trasversali in tutte le politiche, così come lo sono per la vita quotidiana dei cittadini».

