Vino e olio, il packaging ‘‘doc’’ è di vetro
Energia e ambiente
10 Febbraio 2017
Vino e olio, il packaging ‘‘doc’’ è di vetro

Il meglio del Made in Italy sceglie il vetro. Per vino e olio, prodotti simbolo dell’agroalimentare italiano, infatti, il vetro rappresenta un packaging insostituibile per mantenere il gusto, preservare le sostanze importanti per la salute e per isolare il contenuto dagli agenti esterni evitandone l’ossidazione e prolungarne così la ‘shelf life’. Senza contare, poi, i benefici per l’ambiente. E’ quanto emerge da due ricerche realizzate rispettivamente dal Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa e dal Dipartimento di Scienze e Innovazione tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale – Alessandria.
“I vini e gli oli di qualità – spiega Marco Ravasi, presidente della sezione contenitori in vetro di Assovetro – trovano da sempre nel vetro la ‘custodia’ migliore». E i numeri confermano questa preferenza. «Basti pensare che nel solo primo semestre del 2016 sono state esportate 124 milioni di bottiglie di vini frizzanti, a dimostrazione anche che il sistema agro-industriale vino-olio e vetro è molto importante per il Paese e vale alcuni punti di Pil. Da non dimenticare poi la dimensione ambientale delle bottiglie in vetro, ormai riconosciute da tutti quale esempio virtuoso del paradigma dell’economia circolare”, conclude Ravasi.
Più antiossidanti naturali, minori concentrazioni di nichel, un contenuto maggiore di sostanze volatili che accentuano gusto e profumo. Queste alcune delle ‘proprietà’ delle bottiglie in vetro scuro per conservare l’olio. Nella ricerca realizzata da Emilio Marengo del Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica Università del Piemonte Orientale – Alessandria sono stati studiati campioni di olio extravergine imbottigliato in diversi contenitori: bag-in-box, bottiglia di polietilentereftalato (Pet), latta, bottiglia di vetro chiaro e di vetro verde Uvag. 
Quanto al vino è sempre la bottiglia di vetro chiusa con un turacciolo di sughero, meglio se conservata in posizione orizzontale, ad assicurare la miglior conservazione nel tempo e a preservare il benefico effetto sulla salute. Questo, in sintesi, il risultato della ricerca compiuta da Gianpaolo Andrich del dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell’Università di Pisa. L’indagine ha esaminato tre tipi di contenitori (bag in box; tetra brik, bottiglie di vetro), quattro tipi di vino di diversa sensibilità all’ossidazione (un bianco, un rosè, un rosso novello e un rosso strutturato), quattro tipi di chiusura (sughero, materiale polimerico, a corona, a vite) e varie temperature di conservazione.
Quanto all’impatto sull’ambiente, oggi le bottiglie sono molto più leggere di un tempo (le bottiglie di vino hanno ridotto il loro peso del 12%negli ultimi 10 anni), richiedendo quindi minor consumo di materie prime, di energia e, di conseguenza, producendo minori emissioni di CO2. L’utilizzo di rottame per la produzione di contenitori è stato quantificato nel 2016 in un risparmio energetico di circa 318 milioni di metri cubi di metano (il consumo medio annuale di una città come Genova). Attraverso l’utilizzo del rottame si evitano l’estrazione di materie prime tradizionali (sabbia, carbonati, soda, etc.) per circa 3.050.000 tonnellate e le emissioni in atmosfera di 1.875.000 tonnellate di CO2 equivalenti.
Più in generale, per il comparto vetro, il 2016 è stato un anno positivo. Nei primi dieci mesi, infatti, la produzione generale dei contenitori in vetro è stata pari a 3.378.961 tonnellate, registrando, rispetto allo stesso periodo del 2015, un incremento del 2,4%.