di Marco Di Gennaro
Le medicine a base di erbe sono state usate per secoli e continuano ad essere usate ancora oggi. Tra queste basta ricordare la digitale, derivata dalla Digitalis lanata e purpurea, e l’acido acetilsalicilico (aspirina) derivato dalla corteccia del salice.
La larga diffusione di questi medicamenti unita alla mancanza di dati certi sulla reale efficacia di alcuni ed i riscontrati effetti collaterali negativi di altri ha indotto alcuni autori italiani, in uno studio pubblicato sul Journal of American College of Cardiology a rivedere le evidenze presenti in letteratura sugli effetti di alcune di queste sostanze nelle malattie cardiovascolari.
Ginseng asiatico. Il ginseng è usato come stimolante del metabolismo e del sistema immunitario. Tra le sue presunte proprietà terapeutiche si ritiene che abbassi la pressione arteriosa, la glicemia ed il livello dei lipidi. Questi effetti sarebbero mediati dai ginsenoidi in esso contenuti che avrebbero effetti benefici su varie funzioni dell’organismo. Secondo gli autori, però, i dati ricavabili dagli studi effettuati non evidenziano significativi effetti positivi né sulle malattie cardiovascolari né sul diabete. Tra i suoi effetti collaterali potenzialmente dannosi vi è la possibile interferenza con il metabolismo epatico di alcune farmaci come gli anticoagulanti (warfarin). Se sicuro nel breve periodo, l’uso prolungato del Ginseng potrebbe causare aumento della pressione arteriosa, nausea, diarrea, cefalea, insonnia e reazioni allergiche.
Astragalo. L’ Astragalo è usato come tonico per rinforzare il sistema immunitario e come adiuvante per il raffreddore e le infezioni delle vie respiratorie superiori. Ne è stato ipotizzato anche un possibile effetto sullo scompenso cardiaco e sulla cardiopatia ischemica.
Studi sperimentali hanno evidenziato potenziali effetti benefici dell’astragalo sulle cellule cardiache grazie alla sua azione antiossidante ed antiinfiammatoria, così come in piccoli studi clinici è stato riscontrato un suo positivo effetto sintomatico in pazienti con scompenso cardiaco e cardiopatia ischemica. A tutt’oggi, però, mancano dati certi derivanti da trial clinici di alta qualità a conferma dell’efficacia e della sicurezza dell’astragalo per il trattamento della malattie cardiovascolari.
Olio di Lino. Il lino è comunemente usato come lassativo per il suo alto contenuto di fibre solubili.
Potenziali benefici per la salute associati all’uso del lino o dell’olio di lino includono miglioramento dei sintomi dell’artrite, dell’osteoporosi e della menopausa. Sono stati riportati anche possibili effetti benefici per l’apparato cardiovascolare compresa una riduzione dei valori pressori e della lipidemia con riduzione dello sviluppo dell’aterosclerosi e prevenzione delle aritmie.
Tali effetti potrebbero essere in relazione all’alto contenuto di acido alfa – linoleico, un acido grasso polinsaturo essenziale, con possibili effetti positivi su coronaropatie , infiammazione e sindrome metabolica. Il lino contiene anche sostanze antiossidanti quali i lignani ed è fronte di fibre solubili ed insolubili che determinano una riduzione dei livelli ematici dei lipidi con conseguente riduzione e regressione delle placche aterosclerotiche. Gli studi nell’uomo hanno evidenziato che il lino o il suo olio determinano una lieve riduzione della pressione, del colesterolo totale e Ldl mentre nessun effetto è stato riscontrato sui livelli di Hdl e trigliceridi. Il lino è generalmente ben tollerato ma, per il suo alto contenuto di fibre, potrebbe determinare disturbi intestinali inclusi diarrea e stipsi ed interferire con l’assorbimento intestinale di farmaci assunti per via orale diminuendone l’efficacia.
Aglio. Da sempre si ritiene che l’aglio abbia proprietà preventive e terapeutiche in molte condizioni cliniche quali malattie cardiovascolari, tumori ed infezioni. In particolare, si pensa che l’aglio riduca la pressione, il colesterolo ed i trigliceridi, ed abbia un effetto “fluidificante” sul sangue. Si è ipotizzato che l’effetto antiaterosclerotico sia mediato da una inibizione dei processi infiammatori e di deposito dei lipidi sulla parete dei vasi oltre che da una riduzione dell’assorbimento intestinale e della sintesi di colesterolo. E stata , inoltre, osservata una riduzione della glicemia da parte dell’aglio in modelli animali con diabete. Nell’uomo non si sono evidenziati negli studi effettuati evidenze sufficienti a sostenere un benefico effetto dell’aglio, rispetto al placebo, nel ridurre la morbilità e la mortalità in pazienti ipertesi. E’stata, invece, osservata una riduzione del 10% del colesterolo Ldl dopo 2 mesi di assunzione di una preparazione di aglio in pazienti con una colesterolemia superiore ai 200 mg. Anche sul diabete non esistono dati che dimostrino un sicuro effetto positivo dell’aglio. Per tali motivi gli autori concludono che, allo stato attuale , non esitono evidenze conclusive a sostegno dell’efficacia dell’aglio nel trattamento delle patologie cardiovascolari pur in presenza di alcuni risultati positivi. L’aglio risulta , sotto il profilo della sicurezza, sicuro anche se, stante il suo potenziale effetto antipiastrinico, dovrebbe essere assunto con cautela da pazienti in trattamento con farmaci anti piastrinici o anticoagulanti.

