L’agricoltura crea valore, ma non ‘‘paga’’
Energia e ambiente
6 Aprile 2017
L’agricoltura crea valore, ma non ‘‘paga’’

«L’agricoltura italiana ha dei punti di grande eccellenza ma anche dei momenti di difficoltà. Ci preoccupa soprattutto la volatilità dei prezzi che crea scompensi negli imprenditori tali da non consentire di progettare il futuro». Così il presidente nazionale della Confederazione italiana agricoltori, Dino Scanavino, nella giornata di apertura della Conferenza economica promossa dalla Cia a Bologna.
L’agricoltura crea valore, infatti, ma non ‘paga’ chi la fa. Sembra un paradosso eppure è la realtà italiana portata all’attenzione dalla Confederazione. Mentre il comparto fattura oltre 57 miliardi di euro sui campi, i redditi degli agricoltori calano dell’8% annuo (contro la media Ue del 2%). Come se non bastasse, l’export del Made in Italy agroalimentare macina un record dopo l’altro superando la soglia di 38 miliardi sui mercati esteri ma i prezzi pagati ai produttori nel Paese diminuiscono di un altro 5% nell’ultimo anno. E mentre il settore primario crea occupazione con quasi 1,2 milioni di unità attive, l’imprenditore agricolo perde un giorno di lavoro su quattro per assolvere pratiche e adempimenti burocratici.
Secondo la Cia, un’equa redistribuzione dei rapporti nella filiera, tra le fasi a monte e quelle a valle, oggi non è più rinviabile. Così come la semplificazione burocratica e una migliore organizzazione commerciale del prodotto. 
«Abbiamo la necessità – ha spiegato Scanavino – di riorganizzare in modo più efficace ed efficiente la filiera agroalimentare, che ha delle falle. Gli imprenditori agricoli guadagnano troppo poco. Il prezzo finale che paga il consumatore sul banco del supermercato è un prezzo molto lontano dal valore della materia prima. Questo non ci consente di essere utili alla filiera nel suo complesso». 
In media per ogni euro speso dal consumatore, solo tra i 15 e i 18 centesimi arrivano nelle tasche del contadino. «Chiediamo al governo – ha sottolineato Scanavino – di considerare l’agricoltura un elemento trasversale al sistema economico e anche all’organizzazione sociale. Siamo presenti in ogni ambito della vita dei cittadini, alimentare ma anche ambientale, trasformando il paesaggio in un elemento importante per il turismo e gestendo il territorio per preservarlo dalle calamità naturali».
Così, per riorganizzare la filiera agroalimentare e dare centralità a tutti gli attori, la Cia-Confederazione Agricoltori Italiani rilancia il progetto ‘Network dei Valori’, ovvero ‘Reti d’impresa territoriali’ che tengano assieme agricoltura, artigianato, commercio, logistica ed enti locali. Con questo progetto, secondo la Cia, si potrebbero risparmiare circa 18 miliardi di euro. La proposta è semplice: bisogna creare accordi sinergici ben codificati tra l’agricoltura, l’artigianato, il commercio, la logistica, gli enti locali per costruire un percorso virtuoso intorno alle produzioni agroalimentari. Una sorta di patto capace di mettere in trasparenza l’intero processo di filiera che porta i prodotti agricoli e alimentari locali dal campo al consumatore. Con un codice di tracciabilità ad hoc, da apporre sul packaging dei cibi, a certificazione e garanzia del processo avvenuto all’interno di un accordo di Network.