TARQUINIA – «Padre Vincenzo è una figura di riferimento importante per l’ospedale di Tarquinia. E ci addolora la notizia del suo trasferimento».
Silvia Casanova, 21 anni di Tarquinia, affetta da una malattia neurovegetativa che al momento non ha cure, non solo ha una grande forza per sostenere il dolore che spesso la affligge, ma ha anche la tenacia per portare avanti le sue idee e convinzioni per ciò che è giusto e buono.
Silvia, dal letto dell’ospedale di Tarquinia dove è stata ricoverata nei giorni scorsi prima di essere trasferita all’ospedale Gemelli di Roma, ha voluto rilasciare la propria testimonianza personale del grande rapporto umano e spirituale che la lega a padre Vincenzo che nei prossimi giorni, come già annunciato, sarà trasferito in altra sede.
La notizia del trasferimento ha lasciato nello sconforto molti pazienti del nosocomio tarquiniese, oltre che cittadini. E tra questi la tenace Silvia che ha raccontato il ruolo centrale di padre Vincenzo nel percorso di malattia che la costringe a continui ingressi in ospedale, anche in condizioni di urgenza. La Cipo, così si chiama la malattia che colpisce Silvia all’apparato gastrovegetativo, una sorta di «figlia della Sla», porta a momenti di forti dolori e febbri altissime. Silvia non può mangiare e combatte la malattia ogni volta con grande coraggio, nonostante la sua figura esile, trovando conforto e sostegno proprio nelle parole e nei gesti di padre Vincenzo.
«Conosco padre Vincenzo da molto tempo, -racconta Silvia- lo conosco anche da quando qui in ospedale era ricoverato mio nonno. Lui è sempre stato molto vicino a me; abbiamo pregato insieme. Ha fatto tante messe per me con i miei famigliari ed è sempre stato tanto caro. Abbiamo anche pianto insieme».
«Io sono una ragazza forte – aggiunge Silvia – non mi butto giù, ma in certi momenti il dolore mi distrugge. Padre Vincenzo è quel supporto spirituale necessario per superare quei momenti, una iniezione di fiducia nel potere divino che per me, che sono molto cattolica ed ex catechista, è molto importante». «Padre Vincenzo mi è stato tanto vicino: – aggiunge Silvia – viene sempre qui in stanza a trovarmi, mi parla e mi dà conforto. Gli ho chiesto anche di venirmi a trovare a casa, perché ho bisogno della parola di Dio che lui rappresenta». «Mi dispiace troppo sapere che sarà trasferito e mi auguro con tutto il cuore che possa rimanere qui con noi», aggiunge la 21enne. «Anche mia zia infermiera è rimasta malissimo nell’apprendere del trasferimento di padre Vincenzo. Per me è e sarà sempre un imprescindibile punto di riferimento, la mia forza: mi ha regalato coroncine per la preghiera, mi offre un conforto quotidiano che mi aiuta ad andare avanti in pace e serenità. Per noi malati lui rappresenta Dio e la sua forza. L’ospedale di Tarquinia ha bisogno del carisma di Padre Vincenzo, lui infatti capisce i malati e patisce con loro. Padre Vincenzo mi ha anche detto che darebbe la sua vita per farmi stare bene».
Silvia, una caso su appena trecento al mondo, è un vero grande esempio di vita. A lei, sicuramente, non andrebbe negato nulla, specie se si tratta di un supporto spirituale tanto forte e desiderato come quello che ha trovato in padre Vincenzo.

