Sanità
14 Giugno 2017
Donazione SCO al San Paolo: in prima linea dal 1998

di FRANCESCO BALDINI

CIVITAVECCHIA – L’ospedale San Paolo è sede del Centro di raccolta sangue del cordone ombelicale dal 1998. Un’attività che ha consentito di far fare cinque trapianti a livello mondiale. Il sangue contenuto nel cordone ombelicale viene detto SCO ed è raccolto al momento del parto. Rappresenta una preziosa sorgente di cellule staminali emopoietiche, quelle stesse cellule che sono contenute nel sangue periferico e nel midollo osseo e che sono capaci di generare le cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Il sangue cordonale può essere utilizzato, come il midollo osseo e le cellule staminali del sangue periferico, per effettuare il trapianto in pazienti affetti da molte malattie ematologiche come la leucemia o da malattie genetiche come l’anemia mediterranea.

Come avviene la donazione? È possibile sia dopo un parto naturale che dopo uno cesareo. La raccolta del sangue cordonale non modifica la normale procedura di sala parto e avviene dopo la recisione del cordone ombelicale. La donazione non sottrae al bambino in alcun modo risorse di sangue. La raccolta è indolore e non comporta rischi né per la mamma né per il neonato. Il sangue raccolto viene consegnato alla Banca regionale SCO del Lazio del Policlinico Umberto I di Roma. La raccolta è resa possibile da una sinergia dei vari attori coinvolti nel processo. Il Centro raccolta SCO è coordinato dalla Direzione sanitaria ospedaliera e collabora con l’Adisco (Associazione donatrici italiane sangue del cordone ombelicale) che fornisce il materiale informativo. 

Come si diventa donatrici? È molto semplice. La coppia si presenta presso la struttura trasfusionale per la visita ed il colloquio. Se la coppia risulta idonea firma il consenso informato alla donazione su apposito modello fornito dalla banca SCO. Alla donna verrà quindi consegnato un attestato di idoneità che dovrà esibire all’ostetrica al momento del ricovero per il parto. Il prelievo, o raccolta SCO, viene effettuato dall’ostetrica che assiste al parto con il supporto della seconda ostetrica, con la placenta in situ. Contemporaneamente devono essere effettuati anche i prelievi dei campioni biologici alla donatrice. Dopo il prelievo l’unità SCO raccolta, la cartella e i campioni biologici vengono inviati al Servizio trasfusionale dal ginecologo o dall’ostetrica di turno. L’operatore del Servizio trasfusionale verifica integrità e peso della sacca prima di inviarla alla Banca SCO, il trasporto avviene tramite il vettore apposito. È la Banca ad inviare via fax l’esito della raccolta, per essere comunicato. Le donatrici ritenute idonee dovranno presentare un certificato attestante lo stato di salute del neonato firmato dal pediatra che lo ha seguito nei primi mesi di vita. Le unità partecipanti sono Ostetricia, Neonatologia – Pediatria ed il Servizio trasfusionale

Il referente del progetto Giorgio Arena ha spiegato l’importanza delle cellule prelevate. “Il neonato è piccolo, quindi le cellule presenti sono poche ma vergini, sterili e molto potenti. La potenzialità teorica è molto alta perché si tratta di cellule non contaminate dal contatto con l’esterno – ha aggiunto – noi facciamo dei controlli prima di raccogliere e tutto il personale è appositamente formato e la donazione è assolutamente sicura. L’unico problema – ha concluso – è tecnico perché servirebbe più personale visto che si hanno pochi minuti per intervenire e completare il prelievo”. Il 10 ottobre del 2003 il Centro raccolta San Paolo ha ricevuto dell’Università di Roma Tor Vergata il premio con menzione onorevole per la qualità delle unità raccolte.