Energia e fertilizzanti naturali dai rifiuti zootecnici
Energia e ambiente
20 Luglio 2017
Energia e fertilizzanti naturali dai rifiuti zootecnici

Le mucche non producono solo latte. Come tutti gli esseri viventi producono liquidi e solidi che, se messi insieme in grandi quantità, possono diventare un problema per lo smaltimento. Nella piccola Val di Vizze, in Alto Adige, quasi al confine con l’Austria, le oltre 30mila tonnellate di rifiuti zootecnici prodotti dalle aziende locali sono state trasformate in energia elettrica rinnovabile pari a 4 milioni di kilowatt e in un’identica quantità di energia termica utilizzata per l’essiccamento del digestato producono un fertilizzante naturale e inodore. È questo il bilancio del primo anno di attività di Biogas Wipptal, l’impianto di Val di Vizze nato dall’iniziativa di 62 allevatori dell’Alta Val d’Isarco; una realtà pressoché unica in Europa che è stata inserita – relativamente al trattamento del digestato – tra i progetti italiani che beneficiano degli incentivi europei del Programma Life+ riconosciuti in forza della funzione di tutela ambientale dell’impianto che consente il trattamento dei reflui zootecnici e il loro riutilizzo controllato nelle coltivazioni agricole di pregio dell’Alto Adige (viticoltura e frutticoltura). Il risultato raggiunto? I reflui zootecnici trattati (60% letame e 40% liquame) hanno prodotto un quantitativo di energia tale da comportare un risparmio di 900 tonnellate equivalenti di petrolio e, dopo un solo anno di attività, l’impianto sta già producendo un quantitativo di energia pari al 50% delle proprie capacità, con l’obiettivo di entrare a pieno regime nei prossimi mesi. Doppio il vantaggio di questa iniziativa industriale. Le imprese agricole della zona hanno evitato di dover ridurre i capi di bestiame in esubero scendendo al di sotto della soglia critica di sopravvivenza, dal momento che il tradizionale spandimento dei reflui zootecnici, anche per la ridotta disponibilità di terreni, non rientra più negli stringenti canoni dettati dalle Direttive europee. In questo modo si è scongiurato il rischio della moria dei masi e di un patrimonio di antichissime tradizioni, ma non solo: lo stoccaggio del “digestato”, ovvero del prodotto trasformato, aiuta a ridurre i costi e i fastidiosi odori derivanti dallo spargimento dei reflui zootecnici, soprattutto durante la stagione turistica, che vengono neutralizzati grazie alla conversione di parte del digestato in concime.