di TONI MORETTI
CERVETERI – La storia che sembra infinita, che per ovvi motivi vede interessati svariate fasce di cittadini residenti del centro della città e delle periferie, borghi e frazioni, disseminati su case sparse di campagna dove ci sono piccoli nuclei frutto delle più contorte e irragionevoli visioni urbanistiche, è quella relativa alla raccolta differenziata porta a porta e più nello specifico agli effetti collaterali che ha prodotto. Diciamo che fondamentalmente si è ancora alle prese, perché gli atteggiamenti discordanti da parte di alcuni lo dimostrano, con l’accettazione reale del servizio di raccolta porta a pota. Sembra che il piccolo sacrificio richiesto di abbandonare il concetto di spazzatura alla rinfusa, come cosa inutile ‘‘il cui smaltimento non è affar nostro perché paghiamo le tasse e quindi qualcuno deve provvedere”, non sia ancora stato soppiantato dal “suvvia, abbiamo ridotto il mondo in una pattumiera. Differenziamo e ricicliamo, per il bene nostro e quello di tutti”. Si ha l’impressione che anche differenziare, abituarsi a nuove condotte che permettano di farlo al meglio, debba essere compito di altri, perché paghiamo le tasse. Questo diffuso pensiero, non è una buona base di partenza. Potrebbe essere che il tutto doveva essere gestito con informazioni e motivazioni diverse per rendere il più indolore possibile il cambiamento di abitudini consolidate, allora si rifletta. Ma lo sforzo di partecipazione c’è ed è evidente quando una cittadina chiede al nostro giornale precisazioni su quanto è compreso nel capitolato di appalto con l’azienda deputata alla raccolta tipo la presenza e l’utilizzo di isole ecologiche itineranti per forza previste in un territorio così vasto in alcuni posti a scarsa densità di abitanti. Siamo ben contenti di dire che nel capitolato di appalto con la Camassa, per quanto riguarda la frazione di Cerenova, esclusivamente per i villeggianti e i non residenti, magari proprietari di seconde case che le occupano soltanto nei week-end e per i residenti delle frazioni rurali le isole mobili (in tutto quattro, posizionate a Due Casette, borgo del Sasso, Borgo San Martino e I terzi) ci sono agiscono ma non risolvono il problema dei cumuli di buste di immondizie che vengono abbandonati per strada. L’assessore all’Ambiente Elena Gubetti, appena riconfermata, conferma quanto appena riportato e aggiunge: «L’azienda Camassa è ancora in ritardo per quanto concerne altri servizi come l’installazione dei cestini gettacarte, contenitori per la raccolta delle pile usate ecc. tutto materiale che assicura già ordinato prossimo ad arrivare. Nell’ottica del miglioramento del servizio, anticipo che l’Amministrazione parteciperà a due bandi regionali che prevedono contributi ai comuni che applicano la raccolta differenziata. Il primo per agevolare ed incrementare l’acquisto di macchine per il compostaggio di comunità e l’auto-compostaggio, modalità quest’ultima già adottata in via sperimentale presso la mensa del plesso scolastico Giovanni Cena ed il secondo per la creazione di centri del riuso o di isole ecologiche. Soluzioni adatte in particolare ad alcune zone che presentano criticità come la nostra».
Rimane quindi il problema di una cultura che stenta a decollare nelle menti e nel cuore della gente, vuoi per la sfiducia cristallizzatasi negli anni grazie ai cattivi esempi offerti dalla politica, vuoi perché per molti è più comodo dare voce a strumentalizzazioni fomentate da improvvisati professionisti del lamento da tastiera.
Quello che è giusto chiedere è che si tenga alta la guardia sull’esecuzione degli obblighi previsti dal capitolato e applicare le sanzioni previste qualora qualche obbligo non sia rispettato ma nello stesso tempo, spiegare ed impegnare le guardie ambientali per imporre il rispetto delle regole a carico dei cittadini. La libertà legittima e garantita di denunciare e suggerire non vuol dire legittimare tutti a fare come gli va.


