di TONI MORETTI
CERVETERI – È indubbio che la più coriacea delle associazioni, che già durante l’ultima campagna elettorale e poi a continuare, senza interruzione subito dopo, a tenere alto il vessillo di una opposizione diretta, basata sul fare le pulci ad ogni atto o qualsivoglia operato dell’amministrazione cittadina, usando, e si ha l’impressione anche abusando, dell’utilizzo dei social come bollettino di informazione che registra anche gli starnuti, magari ritenuti fuori da un protocollo etico e politico molto personale, illegali, fuori luogo, degni comunque di osservazione e di consigli, o comunque come innesco per scatenare quei protagonisti della rete che combattono la noia elargendo una montagna di like, è quella delle Mamme Etrusche, animata da una signora della quale soltanto così si è preso atto delle sue infinite competenze, in ogni ramo, in ogni aspetto, in ogni settore della vita pubblica, tanto da non capire come mai, certe risorse vengono ignorate dall’apparato e non vengono coinvolte per la risoluzione, che nel loro impianto dialettico e progettuale, sono di facilissima esecuzione, di quei problemi annosi, che partiti, rappresentanti istituzionali, fanno fatica a risolvere. Forse questi hanno paura? Fa paura la loro onestà che le porta a coltivare una cultura del sospetto che le fa partire appunto dall’analisi dello starnuto? O fa paura quella presunta e apparente dabbenaggine che le porta a pensare di poter risolvere con gli enunciati di un banale buonsenso , problemi e vicende quasi sempre complessi? Questa volta, Mamme Etrusche o mamma etrusca, dal momento che non è chiara l’esatta composizione numerica dell’associazione ma che ci risulta rinforzata nell’ultimo periodo da un altro beniamino del web, un papà che ne ha abbracciato la causa e per parafrasare il compianto Marcello Marchesi: ”ha gettato la cravatta alle ortiche ed è diventato Mamma”, appunto, Etrusca, ci è andata dura, si fa per dire, e avuto a disposizione il contratto di appalto con relativo capitolato, che il comune ha stipulato con Camassa Ambiente, lo ha esaminato con scrupolo e competenza e ne ha rilevato delle incongruenze. Dopo di che, ha scomodato una delle penne storiche del territorio per fare divulgare a mezzo stampa una nota accusatoria mettendo in evidenza alcune manchevolezze e azioni che la Camassa avrebbe dovuto fare e non ha fatte contravvenendo di fatto al contratto e al capitolato. Nella nota, tra le altre cose, nel rivendicare una non mantenuta promessa del sindaco che in campagna elettorale aveva promesso l’istituzione di una commissione cittadina per il controllo delle azioni svolte dalla ditta appaltatrice, cosa non fatta, si avventura in altre discussioni. Recita la nota: “Inoltre non ci sembrano fattibili le dichiarazioni dell’assessore Gubetti di poche settimane fa che annuncia dati di una raccolta differenziata del 67%. I dati ovviamente non sono ufficiali e probabilmente le sono stati trasmessi dalla stessa Ati. Contestiamo tali dichiarazioni anche perché “servono” a far raggiungere alla ATI obiettivi contrattuali necessari per la liquidazione delle fatture. Portiamo a conoscenza i cittadini che all’art.21 del contratto d’appalto – Obiettivi – che l’impresa doveva raggiungere il 60% di raccolta differenziata Entro il primo anno, ed il 70% entro il secondo, di conseguenza l’amministrazione le avrebbe riconosciuto il 50% dei risparmi aggiuntivi conseguiti quale premio ed incentivo! Impossibile anche solo immaginarlo’’.
Presentati tali quesiti e dubbi alla diretta interessata, Elena Gubetti, assessora all’Ambiente, questa ci risponde: «Purtroppo c’è gente che pensando di leggere una cosa crede anche di poterla capire. Innanzi tutto, prima di dire che i dati circa le percentuali di raggiungimento della raccolta differenziata sono fasulli, bisognerebbe sapere che questi sono il risultato di una semplicissima operazione matematica svolta su numeri certificati. Partendo dal presupposto che il produttore del rifiuto è il comune e che l’azienda lo conferisce, c’è da rilevare che esistono dei registri con formulari che certificano, con rilascio di bolle i seguenti passaggi. Il camion, mettiamo pieno di plastica, si pesa e va al conferimento della plastica, che accoglie solo quel materiale dove all’entrata viene ripesato e viene certificato l’apporto di quel materiale per il quale si dovrà corrispondere un importo. Così dicasi per gli altri materiali riciclati perché raccolti correttamente. L’indifferenziato viene portato in discarica. Ora quindi si spieghi per logica chi degli attori: il comune produttore di rifiuti, le aziende che accolgono i conferimenti dei diversi materiali, la Camassa che raccoglie e trasporta, tutti soggetti economici che creano un meccanismo per il quale si controllano a vicenda in quanto il profitto di ognuno è garantito dalle reciproche certificazioni del peso del materiale conferito, ha interesse a fare carte false? Quando al comune tornano bolle dalle quali si evince che su mille tonnellate una ne certifica 40 di carta, per esempio, e trenta di vetro e trenta di tal quale conferito in discarica ecco che salta fuori che la raccolta differenziata è arrivata al settanta per cento. Il tutto registrato su registri custoditi in comune, vidimati dalla camera di commercio e a disposizione delle autorità amministrative di controllo. Tra l’altro il fatto che a luglio del 2016 si sia pagato per quel mese oltre duecentomila euro per il conferimento in discarica e per lo stesso mese del 2017 cinquantaseimila, svelano il mistero. Basta questo punto per valutare l’affidabilità di quanto detto dall’associazione in oggetto. Per quanto riguarda poi i novantamila euro stabiliti per l’attività divulgativa e di informazione, io ritengo che tanto è stato fatto e prodotto. Per quanto riguarda la rendicontazione è prevista per la fine di ogni anno ed il primo non è andato ancora a compimento».
Sarà che saper leggere è indice di alfabetizzazione ma capire quel che si legge è competenza?


