Sempre più società stanno monitorando il proprio futuro a basse emissioni: l’89% ha fissato dei target per quest’anno (nel 2016 era l’85%); il 68% li ha fissati per il 2020 (55% nel 2016) e il 20% ha piani di più lungo periodo e guarda al 2030 e oltre (14% nel 2016). Non solo: per andare incontro agli obiettivi globali, il 31% delle aziende va nella direzione di un riscaldamento globale sotto i 2 gradi, il 6% in più rispetto al 25% dello scorso anno. Cdp, organizzazione no profit internazionale che fornisce ad imprese, governi ed investitori un sistema globale di misurazione e rendicontazione ambientale, pubblica l’indice mondiale che monitora le strategie volte a combattere il cambiamento climatico da parte delle grandi aziende a forte impatto ambientale.
Secondo ‘Picking up the pace’, seconda edizione del report annuale, il 14% delle aziende ha aderito alle iniziative di Science Based Targets (le aziende sono passate da 94 a 151 lo scorso anno). Un ulteriore 30%, 317 aziende, ha annunciato di voler introdurre obiettivi su base scientifica nei prossimi 2 anni. Gli attuali target, che coinvolgono almeno un terzo (31%) del panel, mirano a mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 gradi, un notevole miglioramento rispetto allo scorso anno (+25%) che riflette un cambio di atteggiamento, verso una direzione più metodica e scientifica.
La transizione verso la riduzione delle emissioni, poi, sta portando innovazione: oltre un terzo (36%) delle aziende ha introdotto nella propria offerta prodotti a basse emissioni come veicoli elettrici ed edifici green (il 30% nel 2016); tre quarti (75%) delle aziende afferma che i propri prodotti e servizi consente ad altri di ridurre le emissioni (il 64% nel 2016); il 32% delle aziende sta utilizzando un carbon pricing interno e un ulteriore 18% prevede di implementarlo entro due anni; il numero delle aziende alimentate da energie rinnovabili è cresciuto del 23% nel corso del 2016, e compagnie come BT e Unilever si sono impegnate a ricorrere al 100% delle energie rinnovabili entro il 2030 nell’ambito dell’iniziativa RE100; il numero di aziende con un obiettivo di produzione di energia rinnovabile è aumentato del 36% nell’anno passato (da 55 a 75 aziende). Da segnalare, infine, che il clima è arrivato all’attenzione dei CdA: il 98% delle aziende ha manager con responsabilità sul clima e il 90% ha incentivi finanziari per raggiungere obiettivi climatici.
«Si moltiplicano le best practice, dal solare all’edilizia a zero emissioni, innovazione nei processi, nei prodotti e nella filosofia aziendale – sottolinea Paul Simpson, Ceo di Cdp – E ciò è sempre più guidato dai CdA. Si tratta di una grande notizia per le aziende che hanno capito le opportunità dell’economia a basse emissioni, opportunità che dovranno cogliere tutte aziende, pena l’esclusione dal cambiamento. Tuttavia, la maggior parte del campione non sembra avere ancora i giusti obiettivi scientifici per allineare il proprio business agli accordi di Parigi, sebbene molti abbiano l’ambizione di raggiungerli entro due anni. Per questo esortiamo tutte le compagnie ad allinearsi e assicurare un atteggiamento di resilienza nella direzione di un mondo dove l’aumento delle temperature sia sotto i 2 gradi».
In un’analisi separata, Cdp ha stilato la classifica delle 160 aziende, per un totale di 3300, con strategie vincenti per clima, acqua e deforestazione. L’indice è stato stilato, per la prima volta, grazie alla partnership fra Cdp, Adec e South Pole Group. Fra le 160 migliori aziende (A List) figurano Colgate Palmolive Company, Diageo Plc., J Sainsbury Plc., Sky Plc. and Sony Corporation. Unilever e L’Oréal sono in cima alla lista, con una A in tutte e tre le aree, clima, acqua e foreste.

