di TONI MORETTI
CERVETERI – Marco Tavelli, delegato della Cgil per Cerveteri che segue la questione dell’Ati Camassa Ambiente-Asv, rintracciato telefonicamente dice che vista la mancanza di alcuna convocazione da parte dell’amministrazione comunale e delle aziende alle quali era stato notificato uno stato di agitazione con la richiesta del blocco degli straordinari, si è proceduto ad indire un giorno di sciopero per venerdì 10 novembre in adesione anche allo sciopero nazionale dei Cobas posticipando quindi di un giorno quanto già annunciato. Cosa si è rotto alla Camassa? O meglio, cosa si è rotto tra l’amministrazione comunale e l’Ati, dopo un appalto fortemente voluto, messo in opera in tempi record tanto da far correre anche qualche rischio all’amministrazione che ce l’ha messa tutta a far partire e a tentare di mettere a regime un servizio ostacolato da una rivoluzione da tastiera da parte dei tuttologi dei social che hanno preso di mira quanto gli operatori facevano, standogli legittimamente ma anche esageratamente con il fiato sul collo. Con orde barbariche di maleducati che continuavano a scaricare i rifiuti per strada organizzando improvvisate discariche abusive dovendo ingaggiare con loro una battaglia di civiltà tanto ad arrivare, con la collaborazione della polizia locale e delle Guardie Ecozofile Ambientali di Fare Ambiente ad installare delle foto-trappole dedicate con le quali si è potuto procedere all’identificazione di alcuni di questi e sanzionarli. Eppure, qualcosa comincia ad incrinarsi quando le quaranta persone assunte con contratto di lavoro a termine alla vigilia delle elezioni, per sopperire alla carenza di organico che ci sarebbe stata con l’avvento della stagione estiva e quindi dell’incremento di turisti e vacanzieri, soprattutto nelle zone di mare, Cerenova e Campo di Mare, queste ricevono la lettera di licenziamento, come previsto e sapevano o avrebbero dovuto sapere se non vi erano illusioni di integrazioni successive frutto delle speranze individuali di ognuno o al contrario supportate da mezze frasi, da cose dette e non dette, e i politici sono abilissimi in questo, nel periodo pre elettorale. Sta di fatto che ci si incomincia a fare delle domande sulla organizzazione del lavoro, sui criteri stabiliti nel capitolato di appalto, su quel famoso progetto di studio del territorio sul quale ogni scelta è stata operata, commissionato precedentemente ad una società specializzata e profumatamente pagato. I conti non tornavano quando ci si accorge che aver stabilito l’impiego di tante unità lavorative per un numero X di caditoie per esempio, diventano insufficienti se poi nella pratica le caditoie diventano il doppio. Con quaranta lavoratori in più già si andava in affanno, quando non erano più disponibili l’azienda comincia a ricorrere agli straordinari, di qui i mugugni dei lavoratori che cominciano a denunciare le condotte di alcuni furbetti che diventano automaticamente “protetti” o “raccomandati” ma che nella pratica determina un principio non gradito ai sindacati che chiedono il blocco degli straordinari e indicono lo stato di agitazione che sembra sbocchi in uno sciopero delle maestranze il nove novembre. Ma allora, se il vice sindaco Zito, alcune settimane fa è durissimo con la Camassa in una intervista su un settimanale locale dichiarando di dover alzare la guardia sulla corretta applicazione di quanto stabilito nel capitolato, si è rotto qualcosa? L’opposizione insinua che si sta preparando il nuovo carico di assunzioni in vista delle prossime elezioni. Che linguacce!

